Ora tocca ai fragili e ai disabili più gravi

Nell’Usl 3 sono 46 mila, hanno ricevuto il siero solo in 6 mila, per le dosi scarse e le difficoltà a raggiungere i centri

venezia

L’obiettivo di questi due giorni è quello di imprimere il cambio di rotta alla campagna vaccinale, coinvolgendo con numeri importanti anche vulnerabili e disabili gravi, i grandi esclusi di questi primi mesi. Nell’Usl 3, la platea si compone di 46 mila persone: 26 mila fragili e 20 mila disabili gravi. Sulla carta tutti avrebbero diritto alla dose già in questa fase. Eppure sono meno di 6 mila a essere stati già vaccinati. Un po’ per la carenza di dosi, un po’ per la difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali (4 mila gli allettati, si procede con 100-150 vaccinazioni domiciliari al giorno). E anche per l’impossibilità, spesso, di prenotare la seduta. «Io, con un indice di massa corporea a 39 (indice di obesità, ndr), nonostante sia considerata “fragile”, non riesco a prenotare il vaccino. Quando accedo al sito, il portale non riconosce il mio codice fiscale», spiega G.N.M., 44enne di Noale. «Nel costituire la banca dati è stato fatto riferimento agli elenchi dell’Inps e, a volte, alcuni codici non sono stati considerati, come quelli delle invalidità certificate prima del 2010. Stiamo lavorando per risolvere il problema. Così come stiamo lavorando con i pediatri per inserire i genitori dei bambini fragili», spiega il dg dell’Usl 3, Edgardo Contato. Ieri, dei 720 vaccinati al Pala Expo, 540 erano fragili, oggi saranno 900 su 1.080.

A sperare in una dose, nel Veneto orientale, è Enver Bajraktari. «Non so quando mi chiameranno, ma ogni giorno aspetto con ansia il mio turno». Di origine serba, da anni vive a San Donà con i figli. Cinquantadue anni, è considerato soggetto fragile: iperteso con scompensi cardiaci, pressione oltre 200, sovrappeso. Di recente ha avuto anche problemi di epistassi a causa dell’ipertensione, dovendo ricorrere a cure mediche urgenti. Ancora non sa quando potrà vaccinarsi. L’Usl 4 ha programmato la vaccinazione per i vulnerabili da questa settimana. «Se dovessi prendere il Covid», spiega Enver, «per me sarebbe pericolosissimo, se non fatale. Finirei direttamente in Rianimazione e, con il cuore malandato, non avrei molte possibilità. Sono stati mesi difficili, nei quali ho avuto molta paura, anche perché vivo con i miei figli. Non mi sono chiuso in casa, ho fatto qualche camminata per andare a fare la spesa e tenermi in movimento, per motivi di salute, ma ogni volta so di rischiare. Il mio medico non ha ancora avuto direttive sul vaccino e io non ho ricevuto alcuna convocazione. Sarebbe stato opportuno vaccinare molto prima i fragili, almeno contemporaneamente agli anziani. Invece sono passati mesi. Già non è sicuro nessuno, figuriamoci chi sta già male». —

Laura Berlinghieri

Giovanni Cagnassi

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