Omessi controlli, l’azienda vuole patteggiare
Sanzione di 100mila euro per chiudere il procedimento. Adria Infrastrutture ha proposto 50mila euro

LIVIERI - ESTERNO MANTOVANI
Manovani e Adria Infrastrutture vogliono patteggiare nel procedimento sulla responsabilità amministrativa a carico delle aziende - otto in tutto - coinvolte nell’inchiesta Mose. I difensori delle due società hanno formalizzato la richiesta ieri mattina, davanti alla giudice dell’udienza preliminare Barbara Lancieri, forti del parere positivo dei pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, titolari dell’inchiesta. Circa 100mila euro la sanzione per Mantovani, 50mila per Adria Infrastrutture per chiudere la partita prima di un eventuale dibattimento in aula. La cifra è stata calcolata in base a un meccanismo di quote in relazione al capitale sociale dell’azienda. Una strada, quella del patteggiamento, già intrapresa nella scorsa udienza dalla Cooperativa San Martino e dalla Nuova Coedmar, entrambe convinte di patteggiare. Se gli accordi dovessero andare in porto, andrebbe ulteriormente a crescere la quota - al momento attorno ai 44 milioni di euro - che lo Stato ha recuperato dall’inizio dell’inchiesta sul Mose grazie alle multe associate ai patteggiamenti e alle evasioni fiscali sanate dalle imprese coinvolte.
Il Consorzio Venezia Nuova, con l’avvocato Paola Bosio, è orientato a chiedere il giudizio con rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Ma la riserva sulla scelta del rito non è ancora stata sciolta dal difensore. Vogliono invece discutere l’udienza preliminare sia Grandi Lavori Fincosit che la Società Condotte d’Acque e pure Technostudio di Danilo Turato, quest’ultimo forte dell’assoluzione per non aver commesso il fatto arrivata nel processo Mose. Alle aziende viene contestato il mancato rispetto del decreto legislativo 231 del 2001 che ha esteso la responsabilità penale alle società in relazione ai reati commessi dai rispettivi amministratori. Secondo l’accusa, le aziende non avrebbero esercitato il controllo sui loro (ex) dirigenti che avrebbero retrocesso denaro al Cvn per pagare tangenti agli ex presidenti del Mav, Cuccioletta e Piva, a Galan, Chisso e all’ex generale della Finanza Spaziante.
In apertura dell’udienza di ieri i pubblici ministeri Ancilotto e Buccini hanno chiesto alla gup Lancieri di acquisire tutta la documentazione relativa all’istruttoria e al dibattimento del Mose. L’avvocato del Consorzio Venezia Nuova, invece, ha chiesto di produrre tutti gli interrogatori e le sentenze di patteggimento delle posizioni apicali delle imprese consorziate. Sulla doppia istanza squisitamente di procedura giuridica, la gup veneziana ha deciso di prendersi del tempo, rinviando l’udienza al 27 febbraio. Solo pochi giorni prima scadrà il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza sul Mose.
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