Nuova legge speciale alla prova

Su laguna e grandi navi decidono il Comune e il sindaco, con un vero e proprio trasferimento di competenze dallo Stato alla città. È il cuore del testo unificato della nuova Legge Speciale per Venezia «partorito» dalla Commissione Ambiente del Senato, che da settembre potrebbe iniziare il suo cammino nell’aula di Palazzo Madama, anche se, realisticamente, non vedrà la sua approvazione nell’attuale legislatura, dovendo poi andare anche alla Camera, dove sono prevedibili - anche sulla base dei testi di riforma già presentati in quel ramo del Parlamento - nuovi emendamenti e modifiche. A presentare ieri il testo a Ca’ Farsetti, per iniziativa del Gruppo Misto e alla presenza delle maggiori associazioni ambientaliste veneziane - dal Comitato No Grandi Navi a Italia Nostra - il relatore del Pd del nuovo testo di riforma in Commissione Ambiente al Senato Claudio Molinari e il senatore veneziano Felice Casson, che con la sua proposta ha fornito la base per quella unificata, che tiene comunque conto anche di quelle presentate da Paolo Scarpa Bonazza Buora per il Pdl, da Gianpiero D’Alia per l’Udc, da Franca Donaggio (riprendendo quella presentata alla Camera dal parlamentare veneziano del Pd Andrea Martella) sempre per il Partito Democratico. Il testo base è di diciassette articoli, che ora vanno in Commissione al Senato, per la fase degli emendamenti, da chiudere entro luglio, per iniziare appunto in autunno l’esame parlamentare. «Fondamentale è far capire che Venezia non è speciale, è unica - ha sottolineato Casson - e per questo ha differenza di altre città, ha assoluto bisogno di una legge di questo tipo. È quindi necessario dare una veste istituzionale al governo del territorio, che deve essere governato da un organismo tecnico-politico come il Consiglio superiore di Venezia e della sua Laguna, da coordinarsi con l’area metropolitana».
«Il disegno di legge - ha aggiunto Molinari - consentirà una semplificazione normativa, togliendo alcune norme di legge esistenti. Tra i punti che riteniamo più significativi, l’articolo 4, con l’attribuzione al sindaco, come presidente del Consiglio superiore, attraverso decreto legislativo, delle competenze sulla Laguna attualmente in capo al Magistrato alle Acque, l’articolo 12, con il trasferimento delle aree dell’Arsenale al Comune di Venezia e l’articolo 4 comma 4, che prevede la competenza in ogni caso del sindaco sul Bacino di San Marco e sul canale della Giudecca». Ma la Legge, all’articolo 7, norma anche la bonifica e la riconversione di Porto Marghera. Per questo è ambiziosissima, certamente rivedibile al ribasso, la dotazione finanziaria che reclama: addirittura 4 miliardi l’anno, che dovrebbero arrivare da imposte dirette e indirette legate alle attività del Porto di Venezia, ma anche da una riduzione del 2,5 per cento l’anno, delle spese di funzionamento di ciascuno dei Ministeri interessati. Nel “pacchetto” dei fondi della Legge Speciale - secondo la proposta - ci sarebbe tutto: da quelli per la manutenzione del Mose a quelli per la salvaguardia fisica della città, a quelli della riconversione di Marghera. Ma a decidere le priorità di spesa sarebbe appunto il Consiglio superiore di Venezia e della sua laguna presieduto dal sindaco, e dunque, nonostante la collegialità, aumenterebbe il peso delle scelte cittadine. Anche se questo testo prevede ancora la Commissione di Salvaguardia, che il Comune non riconosce più.
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