«Non doveva voltare le spalle a Maritan»

Il racconto di un amico d’infanzia della vittima Alessandro Lovisetto «Aveva commesso degli errori in gioventù, ma era una persona buona»
Di Giovanni Cagnassi
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - SAN DONA' - ACCOLTELLAMENTO - IL CESTINO PORTARIFIUTI DOVE SEMBRA SIA STATA RITROVATA L'ARMA USATA
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - SAN DONA' - ACCOLTELLAMENTO - IL CESTINO PORTARIFIUTI DOVE SEMBRA SIA STATA RITROVATA L'ARMA USATA

«Non doveva colpire Maritan con un pugno, poi andar via e voltargli le spalle». Anche secondo gli amici più affezionati, Alessandro Lovisetto non ha pensato alle conseguenze di quel gesto di rabbia dopo la zuffa con l’ex boss della mala del Basso Piave. Lo ha colpito con forza e poi si è allontanato, come se nulla fosse. Maritan non ci ha messo molto a rialzarsi e assalirlo con il coltello. Il resto della storia purtroppo è noto, ennesimo fatto di sangue per la città. Uno degli amici di Alessandro Lovisetto è Renato Zanusso, gestore del bar Borsa in piazza Indipendenza, suo amico fin dall’infanzia. La sera tragica in cui Lovisetto è stato ucciso lungo corso Trentin, in pieno centro cittadino, Zanusso avrebbe tanto voluto vederlo, magari bere un caffè con lui al bar, per parare, discutere assieme. Le cose sarebbero andate diversamente con qualche buon consiglio da amico, l’invito e non perdere la testa mai.

«Era una brava persona», ricorda Zanusso, «ci conoscevamo fin da giovanissimi. Era un po’ vivace, certo, come tutti a quell’età. Poi io ho iniziato a lavorare e le strade si sono divise come succede spesso, lui ha avuto qualche momento difficile può aver sbagliato, ma era una persona buona». Lovisetto aveva avuto dei precedenti, per lo più per reati contro il patrimonio e in realtà, pur conoscendo Maritan, non era stato implicato nei processi più celebri della mala del Brenta, alla quale era stato erroneamente accostato in qualche occasione. Da anni si era rifatto una vita e da poco aveva trovato un nuovo lavoro, al porto di Venezia. Sposato, aveva avuto due figli dal matrimonio, entrambi all’estero e tornati per i funerali. Stava iniziando una nuova vita con la compagna che conosceva ormai da alcuni anni e con la quale era iniziata una storia a quanto pare quando Maritan era in carcere.

«Purtroppo la donna che amava», ricorda triste Zanusso, «era stata la compagna di Maritan e questo ha pesato probabilmente molto nella vicenda, visto come sono andate le cose». Lovisetto era un uomo corpulento, gli amici lo chiamavano “Sandron” per la sua mole. Era forte, anche agile. Quando lui e Maritan si sono incontrati in centro città, hanno iniziato a discutere, a prendersi a spintoni. Sembra che quella sera Maritan avesse incontrato la sua ex in centro, avessero conversato. Ma c’era anche il nuovo compagno, Lovisetto appunto, che successivamente è intervenuto, probabilmente quando la discussione è degenerata.

Lovisetto lo ha colpito con un pugno violento, facendogli perdere l’equilibrio. Un affronto eccessivo per il boss che ha reagito con i due fendenti vibrati con il coltello, uno dei quali, risultato poi fatale, al collo. Forse Maritan non voleva ucciderlo, ma ha reagito d’istinto dopo il colpo subito. Ora le indagini devono accertare con esattezza se fosse suo il coltello, come hanno dichiarato i due testimoni.

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