«Nessuna risposta sul costo del lavoro»
Il vero nodo è il costo della manodopera. Ad intervenire sul decreto Dignità è il presidente di Confcommercio, Massimo Zanon. «La precarietà non è un valore della cultura d’impresa», spiega, «che ha invece lo stesso interesse del lavoratore a stabilizzare la collaborazione perché suggello ad un rapporto di reciproca fiducia, indispensabile soprattutto nella piccola-media impresa, asse portante del modello economico italiano e del Nordest in particolare. Lavoratori ed imprenditori puntano al medesimo obbiettivo: i primi per poter affrontare le tappe della vita (famiglia, casa, ecc.), i secondi per poter affrontare con sicurezza le sfide economiche».
Prosegue: «Cosa osta allora in questo momento storico? Di certo l’incertezza dei mercati e l’impossibilità di poter programmare il lavoro, dove picchi di produzione e periodi di stagnazione si susseguono spesso in maniera imprevedibile. Da qui la necessità di flessibilità, per altro riconosciuta, anche se in maniera restrittiva, dal decreto Dignità». Zanon entra nel merito: «Il vero “vulnus” ad uno sviluppo soddisfacente per lavoratori e imprenditori resta il “costo della manodopera” penalizzata da quel cuneo fiscale cui nessuno finora è riuscito a mettere mano. Da qui le “acrobazie” degli imprenditori per riuscire a garantirsi manodopera senza incorrere in oneri troppo pesanti e destinati solo in parte, per giunta, a beneficio dei lavoratori. Penalizzante è la tassazione, a causa di un elefantiaco “sistema Paese”, zavorra per il rilancio della nostra economia». Chiarisce il presidente di Confcommercio: «Fatta la tara dei “soliti furbi”, credo sia questa la verità su una questione, qual è la precarietà, in cui l’incapacità della politica ad affrontare il tema del costo del lavoro, pone su fronti contrapposti i protagonisti della scena economica, facendo pagare ai più giovani ed agli ultracinquantenni il prezzo della propria debolezza».
Conclude: «La responsabilità non è di questo Governo che ha ereditato una situazione al limite del sopportabile, cui ha però voluto dare una risposta frettolosa, priva di confronto e che non affronta il nodo di fondo: il costo del lavoro». —
M. A.
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