Nelle Rsa le mascherine non protettive
/ Mestre
Sono decine di migliaia le mascherine Ffp2 e Ffp3 non filtranti – provenienti dai dodici lotti posti sotto sequestro dalla Guardia di Finanza – su ordine della Procura di Gorizia, consegnate da Azienda Zero alle case di riposo del territorio dell’Usl 3, con la mediazione della Protezione civile.
Una partita enorme, che coinvolge in Italia poco meno della metà di tutte le mascherine arrivate dalla Cina da luglio dello scorso anno: 250 mila su 520 mila.
Giudicate “non filtranti”, forse persino contraffatte: esito che è frutto di un'analisi di due laboratori di Milano e di Torino, su mandato delle Fiamme gialle friulane.
Peccato che le mascherine incriminate, nel frattempo, siano state distribuite negli ospedali, nelle case di riposo, nelle scuole e tra le forze dell’ordine di tutta Italia.
Di tipo Ffp2 e Ffp3, erano ritenute tra le più protettive, eppure la loro reale capacità filtrante era inferiore fino a dieci volte rispetto a quella che ci si attenderebbe da quel tipo di dispositivi. Per questo, tutti i 33 centri servizi del territorio dell’azienda Serenissima stanno provvedendo a ritirare i pezzi arrivati: mercoledì in via cautelativa, ieri su specifico mandato di Azienda Zero.
Alcuni lotti sarebbero stati distribuiti anche negli ospedali Dell’Angelo e Civile, come spiegano alcuni medici, sostenendo che sia arrivato un mandato per ritirare i pezzi in questione. Eppure l’Usl 3, al pari di Veritas, in passato si era mossa per acquistare altre mascherine, ritenendo le prime inidonee.
I dispositivi sono invece stati distribuiti dal Comune di Venezia agli uomini della Polizia locale e agli operatori dei servizi educativi, e poi sono stati utilizzati dai dipendenti di Actv.
Per questo Cgil, tramite il segretario veneziano della Funzione pubblica Daniele Giordano, ha inviato ieri a tutte le amministrazioni comunali del territorio metropolitano e a tutte le Rsa, pubbliche e private, della provincia una lettera chiedendo se abbiano ricevuto le forniture incriminate e, nel caso, in quale periodo le mascherine siano state utilizzate dai lavoratori. «Chiediamo che sia fatta chiarezza. I lavoratori devono essere informati», sostiene Giordano, aprendo il caso. La partita è enorme, da decine di migliaia di pezzi soltanto nella nostra provincia, nei territori delle due aziende sanitarie.
Basti pensare che la sola Azienda Zero ha dovuto ritirare ben quattro milioni di dispositivi stoccati nel suo magazzino, a cui si sommano poi le centinaia di migliaia distribuite tra le aziende sanitarie di tutta la regione, utilizzate dall’estate scorsa persino tra case di riposo e ospedali.
Ora sono molte le residenze per anziani del territorio a trovarsi in difficoltà, disponendo di un residuo di pezzi, non sotto sequestro, assai risicato, reso possibile da acquisti effettuati fuori dai canali standard.
Certo, molte strutture utilizzeranno ora le mascherine chirurgiche. Ma, soprattutto nelle Rsa in cui sono ancora in atto dei focolai, è sempre stato consigliato l'utilizzo dei dispositivi più protettivi, che tuttavia adesso sono stati ritirati, perché, in realtà, tutto erano fuorché protettivi. —
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