Nekta ricorre ai legali contro gli ambientalisti

NOVENTA. Nekta ricorre ai legali e annuncia querele alle associazioni ambientaliste che hanno diffuso l'ultimo volantino contro l'azienda. Nel foglio si denunciava il tentativo di far approvare il nuovo impianto di trattamento per le ceneri di pirite e altri materiali considerati nocivi. Intanto, l'azienda nella zona industriale ai confini con il territorio di Noventa, annuncia di essere stata costretta a lasciare a casa una decina di operai, in luogo di nuove assunzioni previste, in tutto 20, se ci fosse stata la possibilità di realizzare in tempi brevi l'impianto. «In relazione alle ennesime gravi inesattezze e alle accuse denigratorie contenute nel volantino diffuso domenica scorsa», precisa il titolare Emiliano Rocco, «nella zona di Noventa, la Nekta ha già incaricato il proprio legale affinché intraprenda le azioni più opportune».
L’azienda ribadisce di essere stata autorizzata dalla Regione a realizzare un impianto che tratti esclusivamente le ceneri di pirite e non altri materiali indicati nel volantino, quali zolfo, arsenico, amianto. «Le ceneri di pirite», precisa Rocco, «sono un rifiuto non pericoloso. Non vi è quindi alcuna possibilità che nell’impianto autorizzato vengano trattati rifiuti pericolosi come l’amianto. L’azienda, peraltro, ha già chiarito come il passaggio dei mezzi pesanti non interesserebbe in alcun modo il centro delle cittadine limitrofe. Poiché Nekta si è sempre dimostrata disponibile, e lo è tuttora, a fornire a chiunque chiarimenti circa i processi produttivi che verranno seguiti nell’impianto autorizzato, non si comprende il vero scopo della campagna diffamatoria posta in essere ai danni dell’azienda negli ultimi mesi. Non si può, infatti, accettare che si tenti di indirizzare l’opinione pubblica con frasi altisonanti e facili luoghi comuni».
Il titolare paventa strumentalizzazioni politiche e a fini elettorali. Teme che la sua Nekta possa essere un caso politico in vista delle elezioni amministrative a San Donà. E lui stesso aveva aperto le porte dell'azienda alle stesse associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, perché vedessero con i loro occhi cosa l'azienda ha intenzione di fare con il nuovo impianto ritenuto essenziale per proseguire l'attività, senza creare pericolo per l’ambiente. (g.ca.)
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