«Nei piani di Eni per Venezia non c’è un polo dell’idrogeno»

Il segretario dei Chimici della Cgil contesta la mancanza di una vero progetto per questa nuova fonte energetica.«Non basta certo il distributore a Mestre»



«Purtroppo, nei piani dell’Eni per Porto Marghera di idrogeno ce n’è ben poco. Non basta certo il distributore in via Orlanda per sviluppare a Porto Marghera un polo nazionale per la fornitura di una fonte energetica alternativa come l’idrogeno, come sostiene il sindaco Brugnaro con le sue roboanti dichiarazioni».

Ne è più che convinto il segretario generale dei chimici della Cgil veneziana, Davide Camuccio che chiede ad Eni di «potenziare la ricerca e non chiudere l’impianto di cracking che produce anche idrogeno e soprattutto portare a Porto Marghera i progetti di idrogeno “blu”, estraendolo dai combustibili fossili e quello “verde” che si può estrarre dall’ acqua». Per quest’ultimo, aggiunge Camuccio, «Eni ha fatto recentemente un accordo con Enel per la costruzione di due impianti di elettrolisi per la produzione di idrogeno verde in Italia. Ovviamente Porto Marghera, dove si continuano a chiudere impianti e non si sviluppa la ricerca, è esclusa».

«A Porto Marghera ci sono circa cento tecnici che lavorano nel centro di ricerca e ingegneria di Eni Progetti», sottolinea Camuccio, «gli stessi che molti anni fa hanno progettato e messo in acqua il primo vaporetto alimentato da idrogeno mai utilizzato. Gli stessi che potrebbero portare un contributo enorme su questo tema. Eppure, questo centro ricerche è in continua diminuzione di personale e le attività stanno diventando sempre più marginali. Nel piano di riconversione di Porto Marghera dell’Eni non c’è, infatti, traccia del progetto già industrializzabile che dal riciclo chimico delle plastiche si produce idrogeno». «E anche quando Eni annuncia che nella bioraffineria veneziana costruirà un impianto per estrarre l’idrogeno dal gas non dice come stanno davvero le cose», aggiunge il segretario dell Filctem-Cgil, «questo impianto doveva entrare in funzione già nel 2016 e, in ogni caso, servirà per produrre idrogeno da utilizzare nella bioraffineria».

Del resto, delle enormi potenzialità di utilizzo dell’idrogeno come carburante e combustibile alternativo e pulito a Porto Marghera se ne parla da oltre dieci anni. Nel 2010 Enel investì 50 milioni di euro per realizzare accanto alla centrale termoelettrica Palladio a carbone, una centrale elettrico a idrogeno da 16 Mw, la prima del genere nel mondo, che però ha funzionato meno di due anni e poi è stata definitivamente fermata e smantellata. Non è mai decollato neanche il consorzio “Hydrogen Park”, costituito nel 2003 e ora sotto il controllo di Confindustria Venezia. «Se vogliamo parlare in modo credibile di un polo dell’idrogeno a Venezia» conclude Davide Camuccio, «bisogna potenziare la ricerca dando ruolo ad Eni Progetti e non dismettere le produzioni del cracking di Versalis. L’amicizia che vanta il sindaco di Venezia con l’amministratore delegato dell’Eni, Descalzi, potrebbe dare una mano, basta chiedere ». —

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