Negata la libertà all’ergastolano Boatto

R.d.r.

Non ha risarcito le parti lese dei reati per i quali è stato condannato, né pagato le multe che hanno accompagnato le sue condanne a decenni di carcere. Ne ha manifestato una decisa volontà fi farlo. Pertanto, il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di libertà condizionata avanzata dall’ottantenne Gilberto Boatto, negli anni Ottanta-Novanta a capo di quella “banda di mestrini” che collaborò con Felice Maniero, che ricambiò concedendogli libertà di manovra nel mercato dello spaccio mestrino. Condannato per l’omicidio dei fratelli Massimo e Maurizio Rizzi e del cugino Franco Padovan (svaniti nel nulla, ma condannati a morte da Maniero per “pareggiare i conti” con l’omicidio del fedele Giancarlo “Marziani” Millo e perché volevano mettersi in proprio nel mercato della droga veneziano), Boatto ha collezionato nella sua carriera nella malavita diverse condanne, anche per droga e usura. Ha trascorso oltre 25 anni in carcere e da un anno è agli arresti domiciliari, con l’opportunità di uscire per due ore, due volte la settimana, per provvedere a sé stesso. «È un uomo di ottant’anni, che non ha disponibilità di danaro per far fronte ad alcun risarcimento: ha fatto volontariato, ma non è stato ritenuto sufficiente», commenta l’avvocata Evita Dalla Riccia, che difende Boatto, «è una persona anziana, che ha scontato più di 25 anni in carcere e che chiedeva di poter accedere alla libertà condizionata, che prevede una serie di regole da rispettare per cinque anni».

Ma per il Tribunale di Sorveglianza non è ancora giunto il tempo per Gilberto Boatto, per diventare un anziano qualsiasi. —





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