Nave di Altobello, abusivi già tornati dopo lo sgombero: «Qui è tutto come prima»
Il sindaco Venturini: «Presto il complesso sarà demolito». Radere al suolo il complesso costerebbe 17 milioni di euro. I residenti: «Dopo il blitz della polizia sono ritornati tutti»

Ad Altobello la notte è rientrata prima delle persone. Ha aspettato il tramonto, ha lasciato asciugare la polvere dell’operazione, poi ha riaperto varchi secondari, scale, garage, anfratti. La Nave 1, grande carcassa Ater in via dello Squero a Mestre, mercoledì 10 giugno mattina era stata passata al setaccio da polizia, carabinieri, polizia locale, reparto mobile e unità cinofila antidroga. Appartamenti controllati, garage perlustrati, alloggi murati. Di sera, secondo chi vive lì con un contratto regolare, molti degli allontanati erano già tornati.
Il ritorno
Il ritorno alla Nave 1 dopo lo sgombero lascia poco spazio a interpretazioni. L’aria è pesante, colpisce come uno schiaffo. Nei corridoi non ci sono solo resti di cibo, coperte infeltrite e macchiate, e giacigli provvisori. Ci sono siringhe, chiazze di sangue sulle scale, feci abbandonate tra i passaggi comuni.
Erano una quarantina le famiglie che ci vivevano un tempo, meno di mezza dozzina quelle di oggi. Tutto attorno al complesso, tendalini a brandelli, stendini arrugginiti, ingressi murati, balconi ciechi.
I residenti regolari
«Ma alla fine è stato solo tanto rumore per nulla», osserva una coppia di residenti, tra le ultime famiglie regolari rimaste nel complesso semiabbandonato. «Li hanno cacciati la mattina, e la sera erano di nuovo dentro a far festa, con musica ad alto volume e solo Dio sa cosa. Tutta quell’operazione è servita per fare propaganda sulla nostra pelle, ma non è servita a nulla». Nella voce non c’è rabbia. C’è stanchezza civile, il tono di chi ha già denunciato, aspettato, contato i passi sulle scale.
La Nave, vista da dentro, non è più un condominio. È una geografia di resistenza e abbandono.
Gli inquilini rimasti vivono barricati (inferiate alle finestre e porte blindate) in un edificio destinato alla demolizione, ma non ancora consegnato al futuro. Una persona malata da spostare. Una famiglia in partenza. Un giovane con la madre, che avrebbe già scelto la nuova casa. Una donna con un minore. Pochi nuclei regolari dentro un corpo edilizio attraversato da senza tetto, clochard e persone in fuga da tutto, e di notte, secondo le segnalazioni, anche da chi cerca un nascondiglio per lo spaccio.
«Ormai sappiamo di essere stati dimenticati qui, anche se promettono da tempo di trovarci una nuova collocazione», sospirano i residenti.
In casa hanno già le scatole pronte, i libri impacchettati, le piante impilate sul pianerottolo. La vita quotidiana si è ridotta a una procedura di difesa: chiudere, controllare, evitare i garage, ascoltare i rumori della notte.

Lo sgombero
L’operazione di mercoledì doveva sgomberare gli appartamenti occupati abusivamente e ispezionare l’immobile in attesa di abbattimento. Sono stati controllati abitazioni, parti comuni e sotterranei. Poi gli operai hanno murato gli alloggi rientrati nella disponibilità dell’azienda. Ma la Nave ha troppe pieghe, troppi accessi, troppi vuoti. E il ritorno serale raccontato dagli abitanti misura la distanza tra l’intervento e la soluzione.
Ater conosce almeno nove alloggi occupati abusivamente, ma il numero reale delle persone che gravitano nel complesso resta incerto. Il presidente Marco Mestriner, mercoledì, aveva spiegato che il primo obiettivo è spostare gli inquilini rimasti, «per la loro stessa incolumità».
Il secondo è più costoso: demolire. La cifra per abbattere la Nave 1 si aggira tra 1,5 e 2 milioni di euro. La ricostruzione ex novo richiederebbe circa 15 milioni. In tutto, tra 16,5 e 17 milioni. Servono risorse e una decisione condivisa con Regione e Comune.
Il sindaco
Su questo punto è intervenuto anche il sindaco Simone Venturini. «Da tempo sostengo la necessità di arrivare rapidamente all’abbattimento della Nave di Altobello», ha spiegato.
Per il sindaco si tratta di «un complesso di edilizia popolare nato secondo logiche urbanistiche che oggi non sarebbero più replicabili». Venturini lega lo sgombero a una fase nuova: «Negli ultimi tempi Ater ha liberato il maggior numero possibile di appartamenti e oggi ci sono le condizioni per aprire una nuova fase: abbattere La Nave e rigenerare quell’area con interventi di qualità per i residenti».
Il Comune vuole fare la propria parte «di concerto con Regione e Ater, con determinazione e tempi rapidi».
Venturini parla di un metodo replicabile anche in altri complessi pubblici segnati da degrado urbano e sociale, «a partire da quello di via del Bosco a Marghera». Resta il tempo di mezzo: quello in cui le famiglie regolari aspettano il trasferimento e i varchi tornano ad aprirsi.
Fuori dalla Nave, nelle casette confinanti, la pazienza è già finita. C’è chi vive lì da decenni e non vuole andarsene. C’è chi ogni notte si chiude in casa «ermeticamente». Mercoledì mattina lo Stato è entrato. Ma mercoledì sera, raccontano i residenti, la Nave aveva già ricominciato a riempirsi.
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