In cento al motoraduno Aprilia: «La festa? Al momento giusto»
Dai quattro partecipanti di dieci anni fa ai quasi cento motociclisti di oggi: il decimo raduno Aprilia Tuareg, RX, ETX e Pegaso ha animato Noale con partenza verso Alpago e la partecipazione di piloti, tecnici e appassionati del mondo enduro

Dieci anni fa erano partiti in quattro. Domenica mattina erano quasi cento gli appassionati delle moto heritage Aprilia, in particolare fuori strada, che si sono dati appuntamento proprio davanti alla sede di Noale per il decimo raduno Aprilia Tuareg, Etx, Rx e Pegaso 125/250. Partenza dalla città dei Tempesta, arrivo ad Alpago. Tappa al ristorante per godersi il trionfo di Marco Bezzecchi subito dopo pranzo. Per rinsaldare l’amicizia e, perchè no, rafforzare una sempre più solida collaborazione con l’azienda.
Al motoraduno Aprilia, infatti, hanno partecipato, con l’imprimatur aziendale, due dei massimi piloti del mondo enduro di oggi (Marco Menechini e Francesco Montanari) e di ieri (Franco Picco, 29 partecipazioni alla Parigi-Dakar e Stefano Passeri, leggenda dell’enduro con la Rx 125), Moitza Nicolini, storica collaboratrice di Massimo Rivola, l’ad di Aprilia Racing, oltre a tanti appassionati tecnici, ingegneri, telemetristi di ieri e di oggi che negli anni hanno fatto crescere e continuano a far primeggiare la casa di Noale nel mondo.
C’è chi contesta all’azienda di non partecipare abbastanza alla vita di Noale, di limitarsi a esporre una bandiera all’entrata dei dipendenti nel momento in cui primeggia sulle piste del Moto Gp (e sugli sterrati) in ogni parte del mondo.
«Sì, lo so che c’è chi rievoca gli anni Novanta» spiega Alessandro Venzano, ligure, uno dei promotori del gruppo «Ma sono situazioni incomparabili. Qui da qualche anno c’è un’azienda che da un lato deve fronteggiare il mercato giapponese ed europeo ed è sotto attacco della Cina. Lo fa con successo e trova il modo anche di aprirci le porte dell’azienda, coinvolgendo i suoi piloti di punta per i nostri motoraduni». I festeggiamenti? Chiamiamola scaramanzia Aprilia. «Ci speriamo, ovviamente. Tutto a tempo debito».
«Ma quali feste» osserva Matteo Lebran, di Camposampiero, un’altra anima del motoraduno, fedele all’Aprilia dal mitico Tuareg Rally 250 al 660 di oggi «Io sono un figlio del passato, vivo il presente e punto al futuro. Per ogni situazione servono le persone e le condizioni giuste. E qui c’è un’azienda che di fronte alle difficoltà non ha alzato bandiera bianca. Qui si stanno creando le condizioni per fare le cose in grande e riprendere anche un certo discorso con i supporter e gli appassionati del marchio, come dimostra questa motoraduno». Un passo alla volta. «Siamo veneti».
Si lavora, poi alla fine, magari, si festeggia anche. E alla grande, come si è fatto domenica, dopo la vittoria di Bezzecchi e il secondo posto di Martin al Mugello, seguiti su un maxi schermo al ristorante.
Al motoraduno ha partecipato anche un bambino che frequenta la scuola primaria ed è gravemente malato. «È un grande appassionato delle due ruote e in questa giornata si è divertito tanto» spiega il padre «Da due anni Aprilia c’è anche nel pieno sostegno alla nostra famiglia in questa battaglia». Velocità e cuore, dunque. I risultati, poi, arriveranno.
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