Moto ondoso in calo, la voga all’inglese ritorna alle Zattere

La remiera Bucintoro aveva spostato la pratica a Sacca Fisola: «Grazie al Barcavelox, attività nel canale della Giudecca»

Maria Ducoli
Grazie al Barcavelox si è ridotto il moto ondoso a Venezia
Grazie al Barcavelox si è ridotto il moto ondoso a Venezia

Grazie al Barcavelox, torna la voga all’inglese nel canale della Giudecca. A farlo sapere, tirando un sospiro di sollievo, è la Reale società Canottieri Bucintoro che, dopo il trasferimento dalla Punta della Dogana ai Magazzini del Sale si è vista costretta a trasferire le barche di voga all’inglese a Sacca Fisola, a causa del troppo moto ondoso.

«Uscire nel canale della Giudecca era diventato infattibile, non solo pericoloso», spiega il presidente Francesco Guerra.

Cos’è la voga all’inglese

La voga all’inglese si distingue da quella alla veneta per la posizione seduta e la direzione di marcia, infatti richiede di guardare verso la poppa e in presenza di onde troppo alte, diventa un bel problema, sia per i vogatori che per le imbarcazioni.

«Fortunatamente», continua Guerra, «l’introduzione del Barcavelox ha portato a una diminuzione del moto ondoso anche nel canale della Giudecca, cosa che ci ha permesso di tornare a praticare la voga all’inglese in quel tratto, anche grazie a una nostra nuova imbarcazione adatta anche per il mare aperto in quanto più stabile e dotata di un sistema di auto svuotamento».

Nel segno della tradizionee della comunità

Un ritorno importante, per la Bucintoro, fondamentale per continuare a incoraggiare la pratica e quindi la tradizione, ma anche un segnale di un cambiamento, a livello del controllo del traffico acqueo. Anche se, certo, le remiere sottolineano come la strada da fare sia ancora molta perché le barche in alcuni punti corrono ancora, c’è chi trova gli escamotage per evitare i canali in cui è attivo il Barcavelox e, a rimetterci, sono ancora una volta le imbarcazioni a remi.

«Non si tratta solo di fare sport», fa presente Guerra, «la voga è anche comunità e le remiere sono dei luoghi in cui si fa comunità e si partecipa attivamente alla vita del la città». In questo senso, i segnali sono incoraggianti: la Bucintoro conta 300 soci e nell’ultimo periodo, ha assistito a una grande espansione, con il tesseramento di 50 nuovi iscritti.

«Si sta abbassando molto anche l’età media, i nuovi ingressi sono tutti studenti universitari», aggiunge. Un segno positivo per la continuità della tradizione che, a detta di Guerra, dev’essere rimessa al centro. «Il rischio è che si cada nel folklore. Quando giro nei rii i turisti mi fotografano, se poi ho in barca il cane diventano matti. Sui social corre tutto veloce ma bisogna usare la visibilità che abbiamo come primo accesso su temi di grande valore, sia dal punto di vista storico che di tutela della nostra città e della laguna». Raccontarsi tramite le proprie tradizioni, quella del remo in primis, per spiegare al mondo che Venezia non è solo il salotto più bello del mondo, ma una città con una sua comunità che nella voga si riconosce e si ritrova. Sempre e comunque.—

 

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