Mose e soldi alle imprese, scintille fra Spitz e aziende: «I contratti si rispettano»

Duro botta e risposta fra presidente Ance e la commissaria Sblocca cantieri. Salmistrari: «Consorzio in default, le banche non ci riconoscono le fatture»
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 08.02.2020.- Acque alte a Venezia: la soluzione mose. Ateneo Veneto. Cinzia Zincone, Elisabetta Spitz.
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 08.02.2020.- Acque alte a Venezia: la soluzione mose. Ateneo Veneto. Cinzia Zincone, Elisabetta Spitz.

VENEZIA. «Il Mose sarà finito il 31 dicembre 2021. Poi avrà bisogno di un anno di avviamento. Entro giugno sarà pronto per le prove di emergenza. Ci sono tanti problemi che stiamo affrontando. Ma non sono problemi di soldi. I soldi ci sono tutti».. La commissaria Sblocca- Cantieri Elisabetta Spitz traccia il suo nuovo cronoprogramma dei lavori del Mose. Grande opera contestata e travolta dallo scandalo. «Resuscitata» d’urgenza dopo le acque alte di novembre. Ora al centro di un convegno organizzato all’Ateneo Veneto dal Consiglio nazionale degli Ingegneri, dall’Ordine e dal collegio degli ingegneri di Venezia e del Veneto. «Acque alte a Venezia, la soluzione Mose», il titolo della giornata. Esperti a confronto in una seduta chiusa e trasmessa via streaming, non sono ammesse domande.

«I soldi ci sono tutti», ripete nel corso del dibattito finale la Spitz , «quello non è un problema».

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Giovanni Salmistrari, titolare della ditta omonima che fa parte del Consorzio e presidente dell’Ance (associazione costruttori edili di Venezia), le risponde a muso duro. «Mi scusi, ma non è affatto così. Le imprese devono pagare gli operai il 10 del mese, non possono aspettare mesi senza sapere il loro destino. I soldi sono finiti, ci hanno detto i commissari, e il Consorzio oggi è considerato una società in default. Insomma, le banche non ci riconoscono le fatture».

Interpress/Gf.Tagliapietra. 02.08.20.- Ateneo Veneto. Acque Lte a Venezia. Alberto Scotti
Interpress/Gf.Tagliapietra. 02.08.20.- Ateneo Veneto. Acque Lte a Venezia. Alberto Scotti


Morale: se lo Stato non paga, le imprese se ne potrebbero anche andare. E lasciare i cantieri del Mose, con le sperimentazioni e le prove che dovrebbero essere accelerate. «Abbiamo scritto una lettera insieme con le altre imprese del comitato consultivo», continua Salmistrari, «non abbiamo nemmeno ricevuto risposta. Vogliamo ricordare che dopo l’uscita delle grandi azioniste del Consorzio siamo state noi piccole imprese a portare avanti i lavori».

Cinzia Zincone, provveditore alle Opere pubbliche, annuncia «un’inchiesta per vedere di chi siano le responsabilità». «I ritardi non sono imputabili a noi». A chi allora? Zincone lo accenna ma non lo dice. Il dito è puntato sui commissari nominati dall’Anac e dal prefetto di Roma dopo i noti fatti di corruzione del 2014. Un tema che non fa parte dell’ordine del giorno del convegno. Ma che pure ha condizionato i lavori in questi anni. In prima fila c’è l’ingegnere Francesco Ossola, amministratore straordinario nominato da Cantone. Ma nessuno lo fa parlare. Un «convitato di pietra», scherzerà poi.

«Certo che si tratta di denaro pubblico, le regole ci devono essere», dice Zincone, «ma i ritardi esistono. E sono colpa nostra solo per il 10 per cento».

Chi dovrà portare avanti questi lavori? «Ci sono dei contratti e vanno rispettati», risponde Spitz. E accusa: «Forse ci sono scollamenti, problemi di subappalti fra le ditte all’interno del Consorzio». La platea ascolta attonita un dibattito che si fa quasi surreale. Il moderatore Paolo Possamai, direttore della Nuova Venezia e Mestre incalza e chiede risposte che non arrivano. La tensione cresce.

«Nessun problema fra ditte», taglia corto Salmistrari. Il presidente degli edili continua: «Noi chiediamo che i lavori della gestione e manutenzione siano fatti con gara», dice, «ma soprattutto chiediamo di essere pagati per il lavoro che abbiamo già fatto. Non c’è soltanto il Mose, e lo dico da veneziano. Bisogna anche garantire gli altri interventi di manutenzione della laguna e la difesa delle insule. Altrimenti anche il Mose non servirà».

Lo scenario è confuso. Il convegno si proponeva di fare chiarezza sul futuro della grande opera. Ma almeno su questo fronte le domande restano tante. La prima: chi garantirà i pagamenti e la conclusione dei lavori? Quando comincerà la fase di «avviamento», e chi la dovrà gestire? «Ci sono decisioni che ancora non abbiamo preso», dice Spitz. Una è quella del luogo dove si farà la manutenzione delle paratoie del Mose. In un primo tempo pensata all’Arsenale, nel cuore della città storica. Il provveditore Linetti aveva deciso di spostarla a Marghera. «Una parte si potrà fare lì, nell’area Pagnan», annuncia Spitz, «nel pomeriggio faremo un sopralluogo per vedere se è possibile». —

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