Mose, 23 milioni di euro recuperati

VENEZIA. Ventitré milioni recuperati in un anno. Si chiuderà in pareggio il primo bilancio dell’era commissariale del Consorzio Venezia Nuova. La gestione dopo la bufera dello scandalo Mose era stata affidata dal presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone a tre commissari. L’ex ufficiale della Finanza e dirigente dell’Agenzia delle Entrate, Luigi Magistro; l’ingegnere torinese Francesco Ossola, l’avvocato milanese Giuseppe Fiengo. Un anno di lavoro e la conduzione del Consorzio è stata interessata da un cambiamento radicale.
Controlli sui conti e i vecchi affidamenti di lavori, riduzione delle consulenze e delle spese, taglio dei dirigenti, degli stipendi e del direttore generale. Una “rivoluzione” che ha provocato provvedimenti radicali da parte di Cantone. Come il commissariamento della Comar, l’azienda creata nel 2009 per gestire gli appalti, lo scioglimento della Cav, il blocco dell’appalto del contestato jack-up, la nave da oltre 50 milioni di euro per il trasporto delle paratoie. Controlli e verifiche che adesso molto più dei finanziamenti rischiano di far allungare i tempi.
«La legalità ha i suoi costi», aveva detto appena insediato il commissario Magistro. Come a dire che dopo anni di gestioni incontrollate adesso le cose si devono fare con i riflettori accesi. Le scelte sbagliate vanno corrette, i dubbi dissolti. Timori che serpeggiano soprattutto tra le imprese del Mose Mantovani, Condotte e Grandi Lavori Fincosit, soggette a vincoli e controlli mai visti negli ultimi trent’anni. Che hanno convinto ieri il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, in visita a Cortina, a ribadire: «Il ritmo dei lavori va certamente monitorato», ha detto, «ma l’ambizione che ci dobbiamo dare è quella di concludere i lavori entro il 2018. È importante che procedano rapidamente per concluderli nel tempo stabilito e far dimenticare un passato che non ci ha fatto onore».
Obiettivo del governo, ha detto Delrio, è infatti quello di fare piena luce sul passato. Ma anche quello di concludere l’opera. I cui tempi di realizzazione continuano ad allungarsi. Secondo il governo Berlusconi, che aveva posto la prima pietra del Mose nel 2002, si doveva finire nel 2012. Poi si è passati al 2014, quindi al 2016 e oggi al 2018. Le opere preliminari sono quasi concluse, i lavori dei cassoni e delle strutture anche. Manca la parte tecnologica del sistema. Le paratoie di Malamocco sono attese per la primavera. Ma adesso è il jack-up che le dovrebbe movimentare a essere bloccato. I commissari hanno deciso di annullare quell’affidamento in attesa di una perizia tecnica affidata all’Università di Napoli. La nave delle paratoie sarà trasportata a Ravenna, per essere controllata da una ditta che aveva lavorato per la Micoperi e il recupero del relitto della Costa Concordia.
Intanto c’è da approvare il bilancio 2015. Si chiuderà in pareggio, e ciò significa che rispetto al 2014 sono stati recuperati 23 milioni di euro. Minori costi e minori consulenze, ma anche risparmi di gestione delle società e dei dirigenti. Un’opera di controllo che ha provocato pochi giorni fa un nuovo provvedimento firmato da Cantone e dal prefetto di Roma Franco Gabrielli. Che blocca gli utili delle imprese che fanno parte del Mose maturati dalla Convenzione quadro del 1991. In attesa di chiarimenti sulle operazioni passate e della conclusione delle inchieste, dunque, le imprese dovranno depositare i loro utili in una cassa a disposizione di eventuali spese legali.
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