Il caso della moschea scuote il centrodestra veneziano: «Non è una priorità»

A sinistra favorevoli: «Purché si rispettino regole e procedure». Don Nandino Capovilla: «Pregherò con i musulmani». Venturini: «Sì, ma a patto che siano stabilite garanzie precise»

Marta Artico
Il cartellone con le donazioni
Il cartellone con le donazioni

La comunità musulmana bengalese che fa capo a Prince Howlader, va avanti per la sua strada: in via Giustizia nell’ex segheria Rosso, i cancelli sono stati dipinti di bianco e blu, è stato creato un grande spazio dove sarà possibile celebrare la festa dell’Eid, la fine del Ramadan, assieme a tutte le comunità islamiche della città, sono state appese centinaia di lucette che hanno acceso un luogo abbandonato.

E si pensa a una grande manifestazione. Il portavoce, escluso dalla lista di Fratelli d’Italia, ha annunciato di voler denunciare gli attivisti di Forza Nuova per minacce e frasi razziste. Ma le accuse, potrebbero essere incrociate. La frattura tra gli schieramenti politici sulla futura realizzazione del luogo di culto, è evidente, così come quella all’interno del centrodestra.

A prendere posizione senza timore è don Nandino Capovilla, sacerdote di Marghera, impegnato nel dialogo interreligioso ed ecumenico: «Non mancherò all’Iftar di martedì (al Centro islamico di Marghera), perché la fraternità che ci lega ai fratelli e sorelle musulmani è più forte del vento islamofobico che soffia in città. Porterò la Costituzione, con il suo Art. 19 sulla libertà religiosa, e la terrò in vista per andare a votare al Referendum».

«Una moschea non crea problemi quando venga realizzata con risorse della comunità dei fedeli, nel rispetto della Costituzione, delle leggi e delle destinazioni urbanistiche comunali, e quando venga gestita in modo trasparente e secondo le regole» la posizione del candidato del centrosinistra, Andrea Martella «La domanda è semplice: cosa pensano Brugnaro e Venturini? È stata fatta un’istruttoria dal Comune? La Giunta comunale si deve esprimere con chiarezza, assumendosi le proprie responsabilità».

A favore il capogruppo Pd in Comune, Giuseppe Saccà: «Che ci sia bisogno di luoghi di culto è evidente, all’interno di un percorso regolare, legale, rispettoso delle normative, nella trasparenza dei finanziamenti, assieme alle altre comunità musulmane».

L’ex sindaco, Ugo Bergamo, di Venezia è Tua, che sostiene Martella, è sulla stessa lunghezza d’onda: «La libertà di professare la religione è un diritto inviolabile dell’uomo: in luoghi adeguati, che siano frequentati da persone integrate nella comunità in cui vivono. Se ci sono condizioni sicurezza e rispetto, la religione non deve dividere ma unire».

Il candidato sindaco Giovanni Andrea Martini, è chiaro: «La moschea è luogo di culto che non può essere negato, anche perché la comunità è di dimensioni importanti e le precedenti esperienze negative, come quella del supermercato in via Piave, indicano che l’unica soluzione è uno spazio dedicato, non inserito in un contesto urbano sovraffollato. Il luogo individuato ha la caratteristica di essere dal punto di vista della collocazione urbana, adatto. La preoccupazione è che il confronto sul tema non assuma toni da crociata e non vengano coinvolte realtà che devono essere tenute lontane dal dibattito politico cittadino come Forza Nuova».

In casa centrodestra, la volontà di realizzare la moschea divide le anime della coalizione. Il candidato sindaco, Simone Venturini, puntualizza: «Intanto si parla di luogo di culto, e ne esistono già in questa città, come quello di Marghera che non crea problemi. I problemi sorgono quando nascono in spazi non congrui, ex supermercati, negozi, zone abitate».

Non pone veti: «Siamo aperti alla discussione rispetto a un’area che possa ospitare un luogo di culto e culturale, non una moschea arabeggiante con minareti e cupole, in piena coerenza con le norma. Non è un tabù, ma va chiarita la lingua utilizzata, la trasparenza dei finanziamenti. Poi su dove, come e quando sarà oggetto di ampio dibattito con la prossima amministrazione. Oggi non c’è alcuna variante, la prossima valuterà pretendendo garanzie, per superare realtà sparpagliate nei sottoscala».

Chiara la posizione contraria del coordinatore di Fratelli d’Italia, Fabio Raschillà: «Senza le autorizzazioni a livello locale, la trasparenza dei fondi e un concordato a livello nazionale tra Stato e confessione, nessuna autorizzazione. In uno Stato laico le regole devono essere chiare, ben vengano accordi con le confessioni, una volta che ci saranno, allora autorizzeremo i luoghi di culto». E su Howlader precisa: «Non abbiamo cacciato nessuno, facciamo le nostre valutazioni».

La Lega non ha dubbi sul “no”: «Lo ribadiamo» incalza Alex Bazzaro «prima di chiedere ulteriori spazi la comunità islamica rispetti le sentenze del consiglio di Stato sulle moschee illegali. Nella nostra città continuano ad esserci luoghi di preghiera illegali utilizzati quotidianamente. Venezia è una città di accoglienza e regole. Chi si sente parte della nostra comunità non può pensare di trasgredirle». Il coordinatore comunale dell’Udc, Paolo Bonafè, si rifà al meticciato di civiltà del cardinal Angelo Scola e sottolinea: «Il dialogo nasce quando le identità sono consapevoli e rispettate, non annacquate». 

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