Mariama, il sogno dell’università con quel primo lavoretto: chi era la vittima dell’incidente

Mariama Barry, 20 anni di Stigliano di Santa Maria di Sala, si era diplomata al liceo Majorana di Mirano e si sarebbe iscritta all’Università di Padova. Il dolore del papà: «Era bravissima, voleva essere autonoma: non accettiamo questa tragedia»

La vittima Mariama Barry
La vittima Mariama Barry

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Sarebbe stato il suo primo giorni di lavoro: un part-time in un Mc Donald’s di Mestre per guadagnare un po’ di soldi con cui contribuire all’impegno dei genitori per pagarle gli studi. Mariama Barry, vent’anni, si era diplomata al liceo linguistico Majorana di Mirano e stava per iscriversi alla facoltà di Relazioni internazionali all’Università di Padova. Era ambiziosa, caparbia, sognatrice. In un attimo tutto è finito. La sua vita si è spenta ieri mattina mentre camminava verso il suo futuro, nel mezzo della rotatoria fra le vie Noalese e Desman in localià Tre Ponti. Una dinamica ancora incerta - più mezzi coinvolti e responsabilità ancora da accertare - mentre è reale e palpabile il peso della tragedia che ha colpito la famiglia. Papà Boubakar è arrivato di corsa sul luogo dell’incidente, un urlo strozzato in gola e le mani sui capelli quando ha visto il telo bianco sul corpo esanime della figlia. Mariama era la più grande di cinque sorelle. La famiglia vive in una villetta gialla in via Giotto nella frazione di Stigliano, distante poco più di un chilometro da dove ha perso la vita la ragazza.

Mamma Sire ha avuto un malore quando ha saputo che Mariama era morta: a sostenerla è arrivata una sorella con il marito. Con loro, in casa, anche Armando Masiero, per trent’anni amministratore in Comune, dove è stato anche vice sindaco, e da sempre amico di questa famiglia arrivata dalla Guinea e perfettamente integrata in paese. Mentre mamma Sire fatica a trovare persino la forza di piangere, schiacciata da un dolore ancora indefinito, papà Boubacar non trova pace, fa avanti indietro sotto il portico e dà voce alla disperazione: «Come è possibile che quel furgoncino le sia passato sopra senza vederla», si chiede fra le lacrime, «come è possibile che entrando in una rotatoria andasse così veloce da non accorgersi di un corpo in mezzo alla strada. Non posso capire cosa sia successo. C’era anche quel camion grande, forse è stato quello a colpire Mariama, qualcuno deve dirci cosa è successo». Il telefonino squilla di continuo: Boubacar risponde con un filo di voce. Chiamano i parenti, chiamano alcuni colleghi di lavoro della San Benedetto di Scorzè. Per tutti le stesse dolorose parole: «La mia figlia più grande ha avuto un incidente, Mariama è morta». Continuano le domande, chissà se mai avranno una risposta: «Ho visto un attimo il suo corpo lì sull’asfalto», dice il papà, «dalle ferite credo sia stato trascinato in qualche modo. Mariama doveva essere sulle strisce quando è stata colpita e poi travolta. Lì devono esserci delle telecamere, bisogna capire come è andata».

In casa il silenzio è rotto solo dai singhiozzi: al piano di sopra nella camera che condivideva con Mariama c’è Bintou, la sorella di due anni più giovane. Piange disperata: «Eravamo tanto unite, io frequento il suo stesso liceo, devo iniziare la quinta: stessa sezione, classi sempre vicine, condividevamo tutto. Mariama stava per iscriversi all’Università, voleva laurearsi e trovare un lavoro importante e ce l’avrebbe fatta perché era testarda e caparbia, non c’erano ostacoli per lei. Doveva iniziare anche a farsi la patente». Bintou alza gli occhi pieni di lacrime al muro sopra il letto: ci sono dei fogli con i segnali stradali e altre nozioni del codice della strada. «Li aveva attaccati Mariama lì per studiarli», racconta la sorella, «voleva assolutamente prendere la patente».

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Il luogo della tragedia (foto Lorenzo Pòrcile)

«Era bravissima, intelligente, si era trovata un lavoretto per aiutarci con l'università, voleva essere più autonoma possibile. Non possiamo accettare questa tragedia», le parole del papà Boubacar.

«Non riesco a capire come sia accaduto, se lei era sulle strisce come hanno potuto non vederla, una persona in mezzo alla strada non si può non vedere», il tormento che non dà pace al papà.

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