Moraglia: «Positivo il bonus bebè»

«La famiglia oggi dev’essere il soggetto della politica». Ieri pomeriggio il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha parlato alle giovani coppie neo sposate e ai nuovi e futuri nuclei famigliari, durante la giornata "Famiglia in & out”, l’incontro diocesano in programma all'Istituto salesiano San Marco della Gazzera. Tanti i temi affrontati, alcuni dei quali proprio su suggerimento dei partecipanti, che si sono confrontati apertamente con il Capo della Chiesa veneziana su questioni delicate: mettere al mondo figli nonostante la crisi, farli crescere secondo i valori cristiani.
«Gli 80 euro alle famiglie e i bonus bebè», ha detto Moraglia a margine dell’incontro, «sono certamente segni che si sta andando nella giusta direzione, ma non si deve intendere la politica solo come aiuto alle famiglie in difficoltà. Al contrario la famiglia deve essere il soggetto della politica, valutando l’aspetto fiscale, reddituale, tenendo conto del numero dei figli, è una forma di giustizia sociale». Dunque, della famiglia non ci si deve occupare solo in termini emergenziali, il punto di vista secondo Moraglia va ribaltato, la famiglia dev’essere il soggetto principale della politica. «Mettere al mondo un figlio oggi», ha proseguito il Patriarca, «è un atto di coraggio, non nel senso di imprudenza. Ma per il fatto che ci vuole molto coraggio in una società economicamente in difficoltà e in crisi di valori, a portare a maturazione una nuova vita, non è semplice».
Sull’Eucarestia ai divorziati risposati, Moraglia si attiene a quanto indicato da papa Francesco: «Il Papa ha invitato a non prendere scorciatoie, ad accompagnare le persone, ha dato indicazioni molto chiare e ha messo paletti». Bisogna valutare caso per caso, ma sarà il prossimo sinodo a decidere. Il Patriarca non si tira indietro neanche sulle unioni gay: «Se ci sono rapporti che si instaurano tra persone e chiedono di essere tutelati, vanno tutelati nell’ambito del diritto privato e della persona».
«La grande sfida», ha continuato parlando ai partecipanti, «è fare in modo che le nostre famiglie siano aperte. Ci sono periodi di difficoltà, concentrarsi nelle pareti domestiche diventa una tentazione: noi ci sentiamo cristianamente a posto quando abbiamo educato i figli, ma sono convinto che battesimo e sacramento del matrimonio ci aprano ad una dimensione ecclesiale, quando ci si sposa si ha un carisma particolare non solo per vivere il sacramento, ma anche per annunciarlo. A volte la vita familiare si inerpica come in una strada di montagna: Dobbiamo lasciarci interpellare personalmente dal rapporto con Gesù, tenendo conto che come partner uniti in matrimonio, dobbiamo guardare la nostra vita a partire dal Signore». E ancora: «Oggi sembra che la famiglia sia qualcosa che appartiene al passato, pantofole e poltrona. Tutt’altro, ci sono scelte audaci: dobbiamo rompere luoghi comuni, mettere su famiglia vuol dire avere il coraggio di ricreare una società nuova». Infine un passaggio sulle difficoltà di educare i figli adolescenti.
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