Migliaia di meduse occhio di bue per colpa delle opere del Mose

La Cassiopea mediterranea  trova nelle dighe sommerse un habitat favorevole  alla riproduzione, ma non sono particolarmente urticanti 

Sono grandi e sono molte. Ma non sono particolarmente urticanti. Sono le migliaia di meduse “a occhio di bue” che in questi giorni chi fa il bagno al Lido o in laguna Nord incrocia ad ogni bracciata.

Il loro nome è Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata) è da qualche anno sono entrate a far parte dell’habitat veneziano: “grazie” al Mose, le cui opere a mare hanno offerto a queste meduse la roccia alla cui aggrapparsi per la posa delle larve. Così sono tornati nelle nostre acque anche i Polmoni di mare, che come la Cassiopea per riprodursi assumono una fase a polipo e devono agganciarsi alla roccia. Quella che non c’era e ora hanno trovato sulle dighe sommerse. La massiccia presenza delle grandi meduse è al centro delle osservazioni del Museo di storia naturale di Venezia: «È chiamata “medusa occhio di bue” per l’aspetto simile a un enorme uovo cucinato all’occhio, potendo arrivare a 30 cm di diametro e diversi chili di peso. È da sempre presente in Mediterraneo e in Adriatico, ma lungo le nostre coste era piuttosto rara fino a pochi anni fa, mentre ora il suo numero sta aumentando progressivamente», si legge in un report sul sito del Museo, «il colore marroncino dell’ombrello è dovuto alla presenza di microalghe simbionti che vivono nei tessuti dell’animale: la medusa vive in prossimità della superficie, per avere la luce necessaria alla sopravvivenza delle alghe. Sotto l’ombrello, piccoli pesciolini che vi trovano protezione: giovani di sugarello e ricciola. Come il Polmone, anche la Cassiopea mediterranea ha una bassa pericolosità per l’uomo». Non propri innocue, ma non troppo dolorose, a differenza delle piccole “cubomeduse” che pure non mancano davanti al Lido. —

R.D.R.



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