«Mi sento beffato da chi doveva difendermi»

Alessandro Ragazzo

Si sente truffato da un’associazione, quella a cui si era rivolto per una storia vecchia del 2014, dopo che era stato vittima di un raggiro per un acquisto di diamanti. La storia è di Adriano Minto di Santa Maria di Sala, che punta il dito contro una sigla a difesa dei consumatori colpevole di aver chiesto una somma aggiuntiva non pattuita e inaspettata. La vicenda risale a sette anni fa, quando gli venne proposto di fare un investimento, definito sicuro dalla sua banca, da oltre 25 mila euro. Una volta acquisiti i preziosi, sono stati depositati in una società, poi fallita. E qui è iniziata un’altra odissea per l’uomo, che si è rivolto a questa associazione per avere giustizia. «Sono dovuto diventare socio» spiega Minto «spendendo 70 euro. Mi avevano informato che, qualora non avessi accettato la proposta della banca e avessi voluto continuare la trattativa, si sarebbero dovute sostenere le spese legali aggiuntive». Finita la transazione con l’istituto di credito, sono arrivati altri soldi da pagare, stavolta per 800 euro dall’associazione. «Il loro legale» continua Minto «mi ha presentato una fattura, che ho pagato tra dubbi e perplessità. Non avevo chiesto negoziati supplementari alla banca, anzi ho solo accettato quanto mi suggerivano i suoi vertici e il loro avvocato. Perché da socio devo pagare 800 euro?» Minto ha chiesto più volte un incontro con il presidente dell’associazione, senza successo. «Sembra un paradosso» dice «ma avrei voluto rivolgermi ad altre associazioni per avere giustizia e ottenere il rimborso». —

Alessandro Ragazzo

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