Violenza sulla paziente di 85 anni, Oss pronto a patteggiare

L’episodio su una anziana ospite della casa di riposo Santa Maria dei Battuti a Mestre. Accordo sulla pena a due anni a cui si aggiunge un percorso di riabilitazione per l’operatore sociosanitario che nel frattempo è stato licenziato

Eugenio Pendolini
La casa di riposo Santa Maria dei Battuti a Mestre
La casa di riposo Santa Maria dei Battuti a Mestre

Era accusato di aver violentato una paziente ottantacinquenne della casa di riposo Santa Maria dei Battuti, di Mestre. Ora l’operatore sociosanitario 45enne patteggerà una pena di due anni, sospesa a patto di svolgere un percorso di riabilitazione presso un ente certificato.

Mercoledì 15 gennaio davanti alla giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo è stato annunciato l’accordo tra la Procura, rappresentata dal pubblico ministero Giorgio Gava, e la difesa dell’operatore, rappresentata dall’avvocato Pietro Speranzoni. Come pena accessoria, poi, è prevista l’interdizione perpetua da compiti di tutela, curatela e amministrazione di sostegno. Già avvenuto invece il risarcimento nei confronti della vittima che, tramite un suo rappresentate, ha accettato la somma di diecimila euro.

Durante l’udienza non era ancora stata individuata la struttura presso la quale l’operatore sanitario, originario della Puglia, dovrà svolgere il percorso riabilitativo. Motivo per cui l’udienza è stata rinviata al prossimo venticinque di marzo.

I fatti risalgono a due anni fa. La vicenda era deflagrata dopo una segnalazione da parte della direttrice generale della casa di riposo che aveva raccolto la testimonianza di alcuni colleghi dell’operatore socio sanitario. Questi ultimi, infatti, avevano visto da una finestra di un edificio confinante l’uomo mentre, all’interno del reparto nel quale lavorava, usava violenza nei confronti dell’anziana paziente, una signora del 1939 affetta da una forma di declino cognitivo.

Subito era partita l’ispezione interna da parte della struttura a cui aveva fatto seguito una segnalazione alle forze dell’ordine per la denuncia formale. Nel capo d’accusa non sono finiti altri episodi di violenza nei confronti della stessa o di altre vittime. Comparso in tribunale, l’uomo ha provato a spiegare che si trattava di un periodo di stress, ammettendo comunque le sue responsabilità. In un primo momento, l’accusa nei suoi confronti prevedeva una pena di sei anni e nove mesi, poi ridotta per il riconoscimento delle attenuanti generiche visto che si trattava di un incensurato, oltre che per il risarcimento già avvenuto nei confronti della vittima e per la decisione di procedere con un rito alternativo. Da qui, l’accordo per i due anni di pena con la Procura. Il 45enne, nel frattempo, è stato licenziato dalla casa di riposo presso la quale aveva lavorato per diverso tempo.

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