Le ruspe abbattono la “casa degli orrori”, la proprietà agisce: «Faremo servizi»
L’area, con decine di siringhe e decessi per overdose tra 2022 e 2024, sarà rigenerata dalla società Vastint con un progetto a servizi misti per migliorare sicurezza e vivibilità del quartiere Piave

Ruspe in azione in via Dante 117 vicino all’ingresso del sottopasso ciclopedonale per Marghera. I colpi di benna distruggono quella che per anni ha fatto paura: la casa “rossa” vicino all’hotel Giovannina. “La casa degli orrori” la chiamano gli abitanti del rione Piave perché nel retro della casa abbandonata il consumo di droga era pratica quotidiana.
Al punto che tra 2022 e 2024 non sono mancati i decessi, con almeno due casi accertati dalle forze dell’ordine di morti per overdose. Va giù la vecchia casa e tutti gioiscono. «Speriamo che questo luoho non venga più brutalizzato», scrive sui social Giampaolo Conte, una delle “sentinelle”del quartiere da anni, corso subito ad immortalare in foto l’abbattimento.
La decisione di abbattere è stata presa dalla proprietà del vecchio immobile e dell’attiguo parcheggio, che confina con via Cappuccina, da anni inutilizzato. La società Vastint di Giacomo Fabri e Mario Mor, proprietaria dell’area fa sapere che le attività di demolizione e bonifica rappresentano quindi il primo passo di un percorso di trasformazione urbana più ampio, che prevede la realizzazione di un nuovo intervento a servizi misti capace di valorizzare l’area e rafforzare l’offerta urbana del quartiere. A dare supporto alla società Vastint è stato in questi anni l’architetto Carlo Pagan dello studio H&A di Mestre.
E nei tanti sopralluoghi preparatori alla demolizione di questi ultimi anni ha potuto vedere con i propri occhi la situazione di degrado e di smercio di sostanze che avveniva attorno all’abitazione abbandonata. Per molto tempo gli spacciatori sostavano a ridosso del muro della proprietà e oltre a spacciare fungevano anche da “palo” mentre i tossicodipendenti andavano a consumare all’interno.
E infatti, racconta Pagan, dentro la proprietà “c’era di tutto e montagne di siringhe usate”, ammette il professionista. Il direttore dei lavori delle opere di demolizione spiega: «La demolizione completa è il primo atto necessario per metter mano ad un contesto di insicurezza e degrado. Vanno eliminati i focolai di marginalità e sofferenza e sostituendo il vuoto dell’abbandono», dice l’architetto che vive proprio nel quartiere Piave.
«La molizione integrale del fabbricato di via Dante è un passo fondamentale per restituire dignità e sicurezza a un’area che per troppo tempo è stata ostaggio di degrado, occupazioni abusive e attività illecite legate allo spaccio e al consumo di stupefacenti da parte di persone che entravano nel sito senza autorizzazione. L’intervento di abbattimento nasce dalla volontà della società Vastint di dare vita a un ampio e ambizioso progetto di rigenerazione urbana, capace di trasformare un sito critico in una risorsa per la comunità».
Nei prossimi mesi dalla interlocuzione tra proprietà e amministrazione comunale di Venezia si capirà che trasformazione avrà quest’area tra via Dante e via Cappuccina, da troppo tempo inutilizzata e finita con il diventare un’area di degrado e spaccio a due passi dalla stazione di Mestre. —
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