La testimonianza: «Con mio marito 81enne in Pronto soccorso per 12 ore»
La moglie dopo aver contattato il medico di base : «La dottoressa non poteva rispondere, continuavano a rimpallarmi»

La febbre, lo stato confusionale, il malessere che peggiora di ora in ora. E il telefono che suona a vuoto, la segretaria della medicina di gruppo che dice che «la dottoressa è occupata, richiamerà».
Eppure, il cellulare non squilla. Francesca Braggion non sapeva più che fare: suo marito 81enne, operato lo scorso settembre per una mielopatia, lo scorso 17 dicembre stava sempre peggio. Quella che era nata come una semplice influenza è poco alla volta degenerata.
«Alla medicina di gruppo, dopo aver insistito e richiamato, mi hanno detto di provare a portarlo lì, nel caso in cui la dottoressa si fosse liberata. Ma non stava sulle gambe ed era in stato confusionale, era impossibile spostarlo», racconta. Allora chiama il 118 e dalla centrale le suggeriscono di aspettare e provare a vedere se la dottoressa avrebbe risposto.
«Probabilmente avevano capito che sarebbe stata una giornata complicata e che avremmo aspettato per ore, perciò ho fatto come mi hanno detto». Nonostante le promesse della medicina di gruppo, il telefono continua a non suonare.
Allora, alle 16, Braggion richiama il 118 che porta l’81enne al Pronto soccorso dell’Angelo. «Sono arrivati subito, poi al triage gli hanno dato il codice bianco». E, da quel momento, per Braggion e il marito è iniziata l’attesa, durata dodici ore.
La sera del 17 dicembre è stata particolarmente difficile per il reparto di Emergenza-urgenza dell’ospedale mestrino, punto di riferimento per la provincia di Venezia. Alle 19, gli utenti presenti erano 88, di cui solo 21 i codici rossi e arancio. A mezzanotte e mezza, in reparto ci sono ancora 68 utenti, di cui 33 in attesa. Ben il 90% sono codici minori, verdi e bianchi.
E, per far fronte alla situazione, la direzione attiva il piano di emergenza sovraffollamento, con cui vengono predisposti dei posti letto in più nei reparti, in vista di un aumento dei ricoveri, per evitare le lunghe permanenze dei pazienti sulle barelle.
«Non so con che ratio vengano dati i codici, mio marito stava sempre peggio, davvero era un codice bianco?» si chiede Braggion.
Dopo essere stato visitato e sottoposto a tutti gli esami del caso, alle due l’81enne viene ricoverato in Medicina con la diagnosi di una polmonite da stafilococco batterica, un’infezione polmonare grave, che lo tiene ancora a letto, in ospedale. L’uomo rientra, così, nella decina di degenti presenti nelle varie strutture a causa delle complicanze dell’influenza che, tra l’altro, quest’anno è particolarmente aggressiva.
«Cosa avremmo potuto fare se non andare in Pronto soccorso?» si chiede la moglie, «se i medici di base non rispondono, non ci sono alternative. Quando tutti fanno il loro dovere, allora le cose funzionano. I tagli sulla sanità si sentono e si ripercuotono sulla pelle dei cittadini.
L’evidenza è sotto gli occhi di tutti», aggiunge, «le punte massime di accessi in Pronto soccorso sotto le feste ci sono sempre, bisogna organizzarsi per tempo per evitare che tutti i disagi ricadano sugli utenti e sulle loro famiglie» conclude.
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