Mestre, presidio contro le aggressioni al personale sanitario: «Basta violenza»

Il sit in davanti all’ospedale all’Angelo, organizzato dalla Cgil: «Difendere chi cura significa difendere il servizio sanitario pubblico»

Il presidio dei sindacalisti
Il presidio dei sindacalisti

Una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini, agli utenti dei servizi sanitari e alle istituzioni per dire basta alle aggressioni contro il personale della sanità pubblica. È l'iniziativa promossa da Cgil  Venezia e Cgil Fp Venezia, che hanno presentato la campagna "Contro le aggressioni al personale sanitario. Basta violenza, rispetto", con l'obiettivo di richiamare l'attenzione su un fenomeno in costante crescita.

A fotografare la gravità della situazione sono i dati contenuti nel Libro Bianco del Sistema Socio-Sanitario Regionale del Veneto. Nel 2025 sono state registrate 3.153 segnalazioni di aggressione ai danni degli operatori sanitari: oltre il 70% riguarda episodi di violenza verbale, mentre quasi il 30% si riferisce ad aggressioni fisiche. Complessivamente sono stati coinvolti 4.304 lavoratrici e lavoratori del comparto sanitario.

Numeri che, secondo il sindacato, raccontano una realtà ormai non più tollerabile. Ospedali, pronto soccorso, ambulatori e servizi territoriali non possono trasformarsi in luoghi dove rabbia, frustrazione e tensioni vengono scaricate su chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini.

«Dietro ogni camice, ogni divisa, ogni professionista della sanità c'è una persona che ha diritto di lavorare in condizioni di sicurezza e dignità», dichiarano Daniele Giordano, segretario generale della Cgil Venezia, e Ivan Bernini, segretario generale della Cgil Fp Venezia. «Nessuna attesa, nessuna difficoltà organizzativa, nessun disagio può trasformarsi in una giustificazione per insulti, minacce o aggressioni. La violenza contro chi cura non è mai accettabile e non può essere normalizzata».

Per Cgil Fp il contrasto alle aggressioni passa certamente attraverso maggiori investimenti, formazione, prevenzione e strumenti di tutela per i lavoratori, ma richiede soprattutto un cambiamento culturale. La risposta, sottolineano i rappresentanti sindacali, non può limitarsi alla gestione dell'emergenza o al rafforzamento delle misure di sicurezza. L'obiettivo deve essere quello di costruire una cultura del rispetto e della convivenza civile, riconoscendo il valore del lavoro svolto quotidianamente dagli operatori della sanità pubblica.

La campagna nasce proprio con questa finalità: parlare direttamente ai cittadini attraverso un messaggio semplice e immediato, promuovendo una responsabilità condivisa nella difesa di chi opera nei servizi sanitari.

Il sindacato chiede inoltre un maggiore coinvolgimento delle istituzioni. Le manifestazioni di solidarietà successive agli episodi di violenza sono importanti, ma non bastano. «Ci aspetteremmo», proseguono Giordano e Bernini, «che rappresentanti istituzionali e politici fossero presenti nei luoghi in cui queste aggressioni avvengono, non solo per esprimere vicinanza ai lavoratori, ma anche per rivolgersi direttamente ai cittadini e ribadire pubblicamente che la violenza contro gli operatori sanitari è inaccettabile».

Per il sindacato, la difesa del personale sanitario coincide con la tutela del servizio sanitario pubblico. «Difendere chi cura significa difendere il servizio sanitario pubblico», concludono i due segretari, ribadendo l'impegno a promuovere iniziative di sensibilizzazione, prevenzione e tutela affinché nessun operatore sia costretto a considerare le aggressioni, verbali o fisiche, come un rischio normale della propria professione.

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