Festa di fine Ramadan blindata a Mestre. L’onorevole Cisint (Lega) tenuta a distanza dalla Digos
Nella mattinata di venerdì 20 marzo la preghiera islamica per la prima volta negli spazi dell’ex segheria Rosso in via Giustizia. Il Carroccio ha annunciato una manifestazione, ma l’europarlamentare viene invitata a non avvicinarsi all’area

Prima festa dell’Eid in via Giustizia, in quella che è già stata battezzata la Grande Moschea e Centro Islamico d’Italia, movimentata, quest’anno, dalla manifestazione di protesta della Lega, in testa l’onorevole europarlamentare Anna Maria Cisint assieme ai suoi fedelissimi, che si è materializzata oltre il passaggio a livello, tenuta a distanza dalle forze di polizia. Solo quando la preghiera è terminata e i musulmani hanno ripreso la via di casa, l’onorevole è riuscita nell’intento di avvicinarsi alle porte dell’area adibita per l’occasione a centro di culto.
Ma andiamo con ordine. In migliaia di fedeli hanno iniziato ad arrivare in via Giustizia a partire dalle sette e mezza del mattino: chi in autobus, chi in taxi, a piedi, in bici, in monopattino.

Un enorme dispiegamento di volontari della comunità con tanto di uniforme, era posizionata all’ingresso della rotonda tra via Giustizia e via Miranese, per smaltire le auto. Un'altra parte di volontari in gilè fluorescente faceva passare le famiglie addobbate a festa lungo il passaggio a livello, per evitare concentrazioni pericolose e far rispettare l’abbassamento delle sbarre.
Infine altrettanti volontari accoglievano i fedeli, dando a ciascuno un sacchettino per le scarpe e mettendo a chi lo desiderava del profumo sui polsi, per l’occasione. Gli imam, alcuni italiani altri stranieri, hanno tenuto le omelie in bengalese e in inglese. Un’organizzazione impeccabile. Un’area per far giocare i bambini e una zona dedicata alle donne, separata da quella degli uomini, ma aperta sui lati grazie a finestre trasparenti.
Il blitz della Lega
La preghiera è iniziata attorno alle 10, l’onorevole della Lega, Anna Maria Cisint, è giunta invece attorno alle 9.30, assieme all’assessore Sebastiano Costalonga, al vicesindaco, Sergio Vallotto e al capogruppo Alex Bazzaro. Doveva tenere un punto stampa alle 12.30, ma ha anticipato il sopralluogo in concomitanza con l’orario della preghiera.
Imponente il dispiegamento di forze di polizia: Digos, questura, carabinieri, polizia locale, per mantere l’ordine pubblico e consentire lo svolgimento della preghiera dei fedeli, festa compresa. Un braccio di ferro tra l’onorevole, che voleva oltrepassare il passaggio a livello per avvicinarsi al Centro di culto, e le forze di polizia, che invece l’hanno mantenuta oltre le sbarre, per tutto il maltempo della preghiera.
Per una questione legata alla protezione della sua persona, visto che la strada è chiusa e oltre il passaggio a livello non ci sono vie di fuga quando passa un treno, e per non gettare benzina sul fuoco e provocare i fedeli islamici intenti a fare festa, nel giorno più importante dell’anno, creando situazioni di tensione che avrebbero potuto turbare l’ordine pubblico.
Tra la Cisint e i musulmani, ci si sono messe anche le beghe tra le giornaliste di Piazza Pulita e Fuori Dal Coro, che hanno litigato per le interviste. «Senza regole di ingaggio chiare e senza l’Intesa con lo Stato prevista dalla Costituzione non si deve concedere alcuno spazio all’Islam che ha dimostrato tutto il suo radicalismo» ha esordito l’europarlamentare. «E lo abbiamo visto qui a Venezia e in tutta Italia: donne integralmente velate, chiuse nei recinti e, in altri casi, addirittura escluse dalla preghiera.
Questo non è compatibile con le nostre leggi e con i nostri valori». Altro cavallo di battaglia della Lega i finanziamenti: «E poi c’è il grande problema dei fondi con cui queste associazioni raccolgono denaro per finanziare moschee al di fuori di ogni regola. Fondi che troppo spesso arrivano da organizzazioni fondamentaliste, vicine alla Fratellanza musulmana. E a Mestre questo rischio è concreto.
Infatti non credo che la cifra di 30 milioni di euro, che dicono serva per la moschea, possa essere raggiunta con le semplici donazioni dei fedeli; piuttosto è probabile che il conto venga pagato da organizzazioni fondamentaliste che trasformeranno quel luogo in una succursale d’odio contro il nostro Paese». Cisint e il vicesindaco Vallotto, hanno sottolineato che un Centro di culto in via Giustizia «non avrà mai le autorizzazioni urbanistiche fino a quando la Lega governerà questa città. Quindi né oggi né domani potranno utilizzare quello spazio come luogo di culto».
La risposta della comunità
«Noi siamo per il rispetto, non nascondiamo nulla alle istituzioni, abbiamo trasformato un luogo di abbandono in una zona dove i bambini fanno festa, le famiglie si divertono, si prega e si passano dei momenti in compagnia. Ricordate cosa c’era prima? Siamo per la pace e per il rispetto. E lo dimostriamo sempre».
Lo spazio è stato ceduto in comodato d’uso, oltre al preliminare di acquisto. E tra qualche giorno ci sarà l’atto formale dal notaio, per l’acquisto.
I margherini
Quella di oggi per i musulmani, era pur sempre una giornata di festa. Rubel assieme al collega Razel, addetti bengalesi alla sorveglianza, a un certo punto hanno preso coraggio e sono andati a offrire i “Margherini” della pasticceria Miledy di Marghera all’onorevole, oltrepassando il passaggio a livello e sfilando tra le camionette della polizia con un grande vassoio dei krapfen più famosi della città.
Dopo un primo "no", Cisint si è lasciata andare e alla fine li ha accettati. Altrettanto ha fatto il vicesindaco Vallotto. E così Razel e Rubel, bengalesi adottati dalla città di Marghera e fedelissimi della pasticceria, sono riusciti a siglare una pace, per quanto transitoria.
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