Mestre, chiude per 20 giorni il bar La Cueva: il provvedimento del questore

Sospesa per 20 giorni la licenza del bar La Cueva di via Piave a Mestre. La Questura segnala diversi interventi, tra cui episodi legati allo spaccio e una rissa

Edoardo Fioretto
La chiusura del bar La Cueva
La chiusura del bar La Cueva

 

Venti giorni con la serranda abbassata. Per il bar La Cueva di via Piave, a Mestre, è arrivato ieri il provvedimento del questore Antonio Sbordone: sospensione della licenza per la somministrazione di alimenti e bevande ai sensi dell’articolo 100 del Tulps.

È l’ultimo capitolo di una sequenza che, nelle ultime settimane, ha riportato il locale più volte al centro degli interventi delle forze dell’ordine. E che racconta, in piccolo, uno dei nervi scoperti della zona: spaccio, degrado, risse, controlli che si inseguono.

La decisione è stata presa sulla base degli elementi raccolti dalla Divisione polizia amministrativa della Questura. Tra questi figurano due interventi recenti, uno dei quali sfociato in un arresto in flagranza da parte del Nucleo operativo della polizia locale. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, all’interno dell’esercizio sarebbe emerso un traffico diffuso di sostanze stupefacenti. Il locale, peraltro, era già stato sospeso in passato per motivi simili.

Il precedente più rumoroso risale al 25 agosto. Erano circa le 17.30 quando nel bar è scoppiata una rissa tra alcuni avventori. La polizia locale è arrivata con più pattuglie, fermando un uomo di origine nigeriana per spaccio. Durante la colluttazione con gli agenti, l’uomo è finito contro la vetrata dell’ingresso, mandandola in frantumi. Per lui sono scattate anche contestazioni per resistenza a pubblico ufficiale.

Non era stato un episodio isolato. Controlli e interventi si erano già registrati il giorno precedente e ancora martedì scorso. Una cadenza che, sommata alle segnalazioni raccolte nel tempo, ha portato la Questura a chiudere il locale per venti giorni.

Via Piave, intanto, resta una strada osservata speciale. I residenti da mesi segnalano spaccio, persone in stato di alterazione, siringhe abbandonate e gruppi che occupano marciapiedi e angoli del quartiere. Dopo la rissa di agosto, il “Coordinamento cittadini del quartiere Piave” aveva chiesto un incontro con il prefetto, mentre Gianpaolo Conte – coordinatore del gruppo di residenti – era tornato a chiedere maggiore controllo anche attorno ai giardini della zona. Il punto, per chi abita qui, è la ripetizione: non il singolo episodio, ma la sensazione che appena se ne chiude uno, ne cominci un altro.

Nella stessa giornata di ieri, ma in un’operazione distinta, la Squadra volante ha arrestato a Mestre un cittadino straniero trovato con circa 60 grammi di cocaina. Il controllo è partito d’iniziativa e si è concluso con l’arresto in flagranza. Due interventi diversi, quindi, senza collegamenti tra loro, ma inseriti dalla Questura nello stesso fronte di contrasto allo spaccio e alle forme di criminalità urbana.

A via Piave, però, la misura più visibile è quella sulla porta del locale: niente tavolini, niente clienti, niente bicchieri per venti giorni. Una pausa imposta in una strada che, da mesi, di pause ne conosce poche. Poi la serranda potrà rialzarsi. E il quartiere tornerà a misurare se qualcosa è davvero cambiato. Nel frattempo, in via Piave i controlli proseguiranno senza sosta.

 

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