Lite per dieci euro, uomo accoltellato alla gamba
Un debito di pochi euro all’origine dell’aggressione di domenica 8 marzo in via Montello a Mestre. Vittima e responsabile, che è subiro fuggito, sarebbero due magrebini

Ha accoltellato un uomo per un debito di poco meno di dieci euro, poi è scappato tra le laterali di piazzale Bainsizza, facendo perdere le sue tracce proprio mentre da lontano già si sentivano le sirene spiegate delle forze dell’ordine, allertate da un residente che si era accorto della lite.
È successo domenica pomeriggio, 8 marzo, intorno alle 17, in via Montello a Mestre. Ad accorgersi per primi di un uomo con una ferita al polpaccio e i pantaloni strappati sono stati gli agenti della polizia locale, impegnati nel cuore di quartiere Piave per i servizi di routine. A loro l’uomo, un cittadino originario del Magreb, avrebbe confessato di essere stato aggredito con un coltellino da parte di un connazionale che poi, però, era fuggito.
Il coltello, durante il racconto della vittima, era ancora per terra. Una lama piccola, da cucina. Un litigio, a sua detta, che sarebbe nato per un piccolo debito da saldare, questione di poco meno di dieci euro, nemmeno riconducibile al prezzo di una dose di droga.
Oltre alla polizia locale, sul posto sono arrivati anche i militari dell’Arma. Anche ai carabinieri la vittima avrebbe confermato la vicenda. Avrebbe detto di aver discusso violentemente con un connazionale e di aver ricevuto una coltellata al polpaccio con un coltello che non è ancora chiaro a chi dei due appartenesse. La vittima, che all’inizio aveva rifiutato le cure, è finita all’ospedale, in codice verde. I carabinieri, visionando le telecamere e ascoltando i testimoni, sono alla ricerca dell’aggressore.
«Ho visto i carabinieri ma non mi sono sorpresa» spiega una residente, uscita dal balcone che si affaccia direttamente sul piazzale. «Qui abbiamo paura anche a mettere la testa fuori dalla finestra. Il degrado è ovunque. E una vergogna e un fallimento per tutti. Sono edifici storici, qui ci vivevano i nostri genitori. Guarda che fine hanno fatto».
Commenta anche Luigi Corò, del comitato Marco Polo: «È un fatto gravissimo. Chiediamo maggiori misure di sicurezza».
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