Marco Polo di Venezia, maturità con lode a 56 anni: «Senza diploma mi sentivo incompleto»
Massimo dei voti e lode per il fotografo di 56 anni, diplomato all’artistico: «La preparazione è stata intensa non abbiamo avuto sconti, è sbagliato ritenere il serale una scuola di serie b»

È tornato tra i banchi a 52 anni, nello zaino insieme ai quaderni e ai libri che profumavano di nuovo, anche il sogno di un diploma, per potersi buttare a capofitto nella sua passione: l’arte.
Cinque anni più tardi, il veneziano Francesco Barasciutti ha superato l’esame di Maturità alla scuola serale del liceo artistico Marco Polo ottenendo il massimo dei voti e la lode.
«Un risultato completamente inaspettato», racconta, «sapevo che avrei preso un bel voto, ma non ho voluto fare calcoli e di certo non mi aspettavo la lode». Barasciutti, da giovane, segue le orme del padre e nel 1986 conclude i tre anni di scuola per ottici, alla Dante Alighieri di Treviso.
Poi la malattia bussa alla porta della sua famiglia e lui deve prendere in mano lo studio di fotografia del papà. Dall’altra parte dell’obbiettivo, Barasciutti per decenni ha immortalato l’arte, in tutte le sue forme.
Nel 1995 e nel 2001 espone alla Biennale, ma non basta. «Senza il diploma», dice, «mi sentivo comunque incompleto. Poi ho avuto la fortuna di venire a conoscenza della scuola serale al Marco Polo, e il mio viaggio è iniziato».
Un percorso non sempre facile, con le lezioni tutti i giorni dalle 17.30 alle 22 e la vita privata e lavorativa da incastrare. «All’inizio è stato molto difficile, ma poi mi sono abituato. Sicuramente è stata un’opportunità per rimettersi in gioco».
Il viaggio nel mondo dell’arte lo fa con una ventina di compagni, dalle esperienze più disparate: «In classe mi sono trovato molto bene, è una scuola eterogenea: i miei compagni erano diversissimi, c’erano sia dei ragazzini che persone più grandi di me, ed è stato bello confrontarsi con studenti con esperienze così diverse».
Francesco Barasciutti, durante i suoi cinque anni di liceo, presta sempre attenzione alla percezione visiva: «Mi interessa il modo in cui percepiamo le cose e l’arte», spiega, «è stato un cerchio che si è chiuso: la scuola per ottici mi ha fatto imparare gli aspetti tecnici, all’artistico ho approfondito quelli umanistici».
Tra i banchi, Barasciutti torna a disegnare e impara a dipingere a olio, anche questo un cerchio che si chiude, visto lo zio pittore, mancato prima di poter vedere il successo del nipote.
Dopo cinque anni intensi, soprattutto l’ultimo, con la corsa a ultimare i programmi e a fare le simulazioni ministeriali, arriva la Maturità.
«La preparazione è stata intensa», racconta, «non abbiamo avuto sconti, è sbagliato ritenere il serale una scuola di serie b, anche perché l’esame è uguale per tutti. Sono arrivato alle prove con il cuore in gola: nonostante la mia età, l’ansia e l’emozione non passano mai».
Quando ha aperto il foglio protocollo, ancora non si immaginava che di lì a qualche settimana avrebbe visto un cento e lode accanto al suo nome, sul tabellone dei voti finali.
Un traguardo che è anche e soprattutto un punto di partenza: «Mi iscriverò all’Accademia, il prossimo autunno. Studierò pittura».
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