«Mamme e lavoratrici veneziane, urge una svolta»

Chiellino, delegata veneziana della Fondazione Bellisario: disponibili a un tavolo con il Comune per una riforma nel territorio
Novara - smart working - coronavirus - foto Paolo Migliavacca/Ciost..(smtpsrvsdp).Immagine _PM_5725 da UBEBOC host smtpsrvsdp @autore UBEBOC
Novara - smart working - coronavirus - foto Paolo Migliavacca/Ciost..(smtpsrvsdp).Immagine _PM_5725 da UBEBOC host smtpsrvsdp @autore UBEBOC

VENEZIA. «I servizi territoriali potrebbero aiutare le donne a conciliare il lavoro e la famiglia. La pandemia ci ha mostrato quanto siano importanti le relazioni di vicinato per sostenersi a vicenda e le potenzialità di un quartiere. Se la politica riuscisse a elencare tutte le attività presenti in un territorio e le mettesse a disposizione delle famiglie, allora anche le mamme lavoratrici potrebbero sentirsi meno sole».

A parlare è Gabriella Chiellino, presidente della Fondazione Bellisario, in prima linea per sostenere il lavoro femminile. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato sulla Nuova Venezia i dati che confermano che la pandemia ha colpito in prevalenza le donne, ma come affrontare questi numeri senza rimanere schiacciati dallo sconforto?

«La pandemia ha fatto esplodere un problema che conosciamo da tempo, ovvero quello che la donna non può farcela da sola a lavorare e a occuparsi della famiglia», spiega Chiellino. «Non si tratta di delegare l’educazione dei propri figli al territorio, ma c’è bisogno di cambiare il tessuto sociale e ripensare al cosiddetto welfare».

Tra le maggiori difficoltà per una mamma lavoratrice c’è quella degli orari. «Non c’è differenza tra la donna che lavora in un bar e si deve alzare presto e la manager che non ha orari se entrambe devono pensare anche alla crescita dei propri figli», spiega la presidente della società “eAmbiente”. «Hanno il diritto di lavorare, ma come possono farlo se non ci sono strutture o una rete sociale che possa aiutarle?».

Al di là dei sostegni economici che lo Stato non dà rispetto ad altri Paesi europei, per Chiellino ci sono due tipi di cambiamenti che la pandemia ci sta dando la possibilità di affrontare: «Il virus ci ha mostrato ancora di più quanto le relazioni siano importanti e quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri», prosegue. «Io stessa mi sono resa disponibile a fare catechismo, dedicando due ore ai bambini del mio quartiere. Non solo mi dà molta gioia essere disponibile per gli altri, ma penso anche che in quel tempo dei genitori sono liberi. Ci sono tantissime attività come i cori, la musica, le parrocchie e lo sport all’aperto che, se fossero conosciute, aiuterebbero a mostrare la potenzialità dei servizi presenti».

La Fondazione Bellisario si rende disponibile alla realizzazione di un tavolo con il Comune per individuare una rete di servizi che possa aiutare le mamme lavoratrici. «Nel 2008 ci sono stati in Veneto 48615 nati e nel 2019 33500, un calo enorme destinato a crescere se non si interviene» spiega «La pandemia ci sta mostrando che abbiamo bisogno di una nuova società e quindi di una nuova comunità. Ognuno di noi può riscoprire la gioia di aiutare il proprio vicino e le istituzioni possono incentivare questo processo di cambiamento creando una rete di servizi territoriali vicini al cittadino». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia