Maltrattamenti e lesioni alla ex moglie Condannato a 17 mesi
chioggia
Le aveva vietato di usare WhatsApp con le amiche, la minacciava davanti ai figli anche facendole il gesto del taglio della gola, le inviava sms (alcuni minatori tipo “Stasera la macchina salta” o “Stanotte ti vengo a prendere”) e la chiamava così tante volte che alla fine la donna aveva dovuto lasciare due lavori. E ancora, pur essendo destinatario di una misura di allontanamento d casa, si era presentato sotto l’abitazione della donna, staccando il contatore della luce per costringerla ad aprire la porta, riuscendo così ad entrare.
Un inferno per l’ex moglie durato dall’estate 2017 all’inizio del 2018, quando R.C., 45enne chioggiotto, era finito ai domiciliari. A muoverlo sarebbe stato il senso di possesso per quella donna che oramai sapeva di aver perso. Difeso dall’avvocato Luca Fonte, ieri mattina l’uomo è stato condannato a 1 anno e 5 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale, dalla giudice monocratica Claudia Gualtieri. La pubblico ministero Alessia Tavarnesi, titolare del fascicolo, aveva chiesto 2 anni di pena. L’ex moglie si era costituita parte civile con l’avvocato Marilena Giovanna Di Guardo e ha ottenuto un risarcimento.
R.C. doveva rispondere di maltrattamenti in famiglia, oltre che di lesioni aggravate dal momento che a fine dicembre scorso, nel corso dell’ennesimo litigio con l’ex consorte, dopo aver rotto la televisione del salotto con un pugno, l’aveva aggredita spingendola contro il muro e premendole la testa verso il basso, provocandole così la distorsione del collo e della caviglia sinistra, con una prognosi di 15 giorni. Tra i vari episodi finiti al centro del procedimento, lo spintone da parte di R.C. nei confronti dell’ex moglie contro una sedia, tanto che la donna aveva faticato a respirare a causa del colpo, e il tentativo di investirla con la bicicletta dopo che lei, terrorizzata dallo stato di agitazione dell’ex consorte dopo l’ennesima lite, si era allontanata da casa a piedi per trovare rifugio da un’amica. —
Rubina Bon
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