Luciano, il più giovane che puntava a una nuova vita come guardia parchi

Incarico assegnato dalla sindaca Zaccariotto accusata di favoritismi e poi assolta 

il nipote

È il nipote del boss che dello zio ha ereditato il carisma. Espressione da duro, fisico massiccio e istoriato dai tatuaggi, voce rauca e stentorea, Luciano Maritan, “Cianetto” per gli amici, è stato più volte accusato a più riprese di spaccio e, negli ultimi tempi, anche di estorsione.

I riflettori si erano accesi su Luciano, figlio di Lino che poi è fratello di Silvano, ai tempi del famoso incarico di guardiaparchi assegnato dal Comune ai tempi retto da Francesca Zaccariotto. Maritan aveva già avuto più volte a che fare con la giustizia, ritenendo però di aver sempre pagato i suoi debiti con il carcere e di cercare una nuova vita. Per questo aveva cercato aiuto in Comune per una piccola mansione che lo aiutasse a rimettersi in sesto.

L'ex sindaca di San Donà era accusata dunque di aver fatto scavalcare le graduatorie al nipote dell'ex boss per un posto come guardia parchi, tanto che la Procura aveva chiesto per lei due anni e 6 mesi.

Ma il Tribunale, dopo un lungo processo l'ha infine assolta e con formula piena ritenendo che non avesse abusato del suo ruolo. Lo stesso Luciano dopo l'assoluzione aveva ribadito che la sindaca non aveva commesso alcun reato. L’assoluzione di Francesca Zaccariotto aveva fatto infatti seguito a quelle, due anni prima, dello stesso Luciano Maritan e di Eugenia Candosin, all’epoca funzionaria comunale a San Donà, che avevano scelto di farsi processare con rito abbreviato.

Dopo un periodo di relativa tranquillità in cui ha chiesto meno clamore mediatico sulla sua figura, alla ricerca di una vita normale seppure tra mille difficoltà, sono arrivati nuovi guai per Luciano che la scorsa settimana in Tribunale, con rito abbreviato, era stato condannato a 3 anni e 2 mesi per una tentata estorsione nel 2018 nei confronti di due suoi clienti, ai quali aveva ceduto della droga. Secondo lui erano colpevoli di averlo denunciato dichiarando che era il loro fornitore di droga. In realtà i carabinieri avevano setacciato messaggi e telefonate, convocando in caserma i due i quali si erano limitati a confermare il fatto, ovvero che Maritan aveva dato loro alcune dosi. Lui, arrabbiato, li aveva accusati di volerlo mandare in prigione, chiedendo i soldi per saldare le sue spese legali. Non proprio minacce, ma frasi sibilline che la procura ha qualificato nella cornice della tentata estorsione. —



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