L’intervista al preside: «Se volete cambiare la scuola, fate delle proposte»

ZELARINO. «Se volete cambiare la scuola, fate delle proposte. Io e gli insegnanti siamo disponibili a discuterle». E' un'apertura alle idee degli studenti quella che il preside Tiziano Panizzuti fa nell'intervista rilasciata alla classe 3°F. Il dirigente scolastico dell'istituto comprensivo Parolari, responsabile anche della scuola secondaria di primo grado Fermi, ribadisce il ruolo fondamentale dell'istruzione: «Investire nella scuola non dà risultati immediati ma produce ricchezza nel futuro».
Nella nostra scuola ci sono solo 4 Lim (lavagne interattive multimediali), tre sono inserite nelle classi ed una è a disposizione di tutti. Questa situazione però causa diversi malcontenti, perciò ci chiediamo quando si potrà mettere una Lim per ogni classe?
«La decisione dell'inserimento delle Lim in poche classi si basa sostanzialmente su 3 fattori che sono: la disponibilità economica della scuola, la mancanza di muri in cemento nel nostro edificio scolastico, ma l'importanza che viene data dal governo alla scuola che determina i fondi che vengono destinati all’acquisto di nuove Lim»
Come si può superare la questione dei muri portanti?
«Questa risposta ha le sue radici negli anni ’60 quando la scuola media diventò scuola dell’obbligo e furono costruiti molti edifici nuovi. Per questo si è ricorso ai prefabbricati che potevano andar bene per 10-15 anni, ma che in seguito era necessario sostituire con strutture in cemento. Di fatto però questa trasformazione non è ancora avvenuta»
Perchè al posto dei libri non usiamo i tablet?
«Ci possono essere molti motivi. Potrei rispondere che il tablet riduce la capacità di scrivere con la penna. Ma anche che per quanto riguara i costi, beh, non tutti possono permetterselo».
Perchè, durante la ricreazione, non si può stare in giardino come una volta?
«Non esiste nessuna regola che lo proibisca, ma dal punto di vista organizzativo può essere un problema. Immaginate quando il terreno è umido le scarpe degli studenti porterebbero zolle di fango dentro la scuola. Inoltre all'esterno la sorveglianza degli studenti da parte degli insegnanti diventa più difficile. Ma se la proposta fosse portata avanti nei consigli di classe e d'istituto, penso che potrebbe anche essere realizzabile».
Quest'anno, a causa dell'aumento delle iscrizioni la scuola dovuto rinunciare ai due laboratori di scienze e tecnologia per far posto a due nuove classi. Ritiene quindi che i laboratori siano inutili?
«Per rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare due aspetti: l'esigenza e le risorse. C'è sicuramente bisogno di laboratori: sono utili perché oltre alla teoria è indispensabile la pratica. Perché “se faccio, capisco”. Puoi studiare il pianoforte per una vita, ma senza l'utilizzo non riuscirai mai a suonarlo. Il secondo aspetto è costituito dalla mancanza di risorse, che non sono solo di tipo economico, ma ci sono anche pochi spazi e non c'è abbastanza personale per l'insegnamento. La scuola cerca di garantire i laboratori attraverso la collaborazione di associazioni esterne. Per quanto riguarda gli spazi la mia proposta è quella di ampliare l'edificio scolastico utilizzando l'area comunale che c'è dietro la scuola, quella su via Marieschi.
Nella nostra scuola, da 2 anni, gli insegnanti hanno deciso di non organizzare più uscite didattiche di uno o più giorni. Gli studenti sono dispiaciuti e la scuola è diventata più monotona e noiosa. Cosa ne pensa?
«Cosa pensereste se a vostro padre gli chiedessero di lavorare 4 ore in più del solito? Vostro padre probabilmente risponderebbe di sì, ma per queste ore in più, vorrebbe essere pagato. Se il datore di lavoro gli dicesse che quelle ore non gliele paga, vostro padre rifiuterebbe. Per una questione di rispetto: il lavoro in più va pagato. Stessa cosa vale per i nostri docenti, siccome non vengono pagati per le ore che fanno come “straordinario”, hanno deciso di non portare i ragazzi in gita. E’ una questione di correttezza nei confronti della loro professionalità».
Non c'era un'altra forma di protesta che non penalizzasse gli studenti?
«Non si tratta di una vera e propria forma di protesta, ma di una necessità organizzativa. Quando gli insegnanti accompagnano una classe in gita, bisogna sostituirli nelle altre classi e questo è diventato più difficile, se non impossibile».
Che cosa possono fare gli studenti per avere più opportunità, più vantaggi?
«Possono sollevare gli argomenti a cui sono interessati e fare proposte, che ovviamente verranno valutate dagli organi scolastici. Perché il dirigente non decide mai da solo. Comunque io mi dichiaro disponibile a discutere ogni tipo di proposta, che venga dagli studenti o dalle loro famiglie».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








