Lido di Venezia, i Bagni Alberoni tagliati a metà dalla duna anti mareggiate
Ricorso al Tar contro l’opera di compensazione del Mose. La duna serve per la protezione idraulica della lingua di terra in caso di mareggiate.

Una duna contro le mareggiate, tra la prima fila di capanne, non più vista mare, e gli ombrelloni della spiaggia Bagni Alberoni. Siamo all’estremità sud del Lido di Venezia e quello descritto rientra nel fascicolo dei nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia, coordinati dal Consorzio Venezia Nuova.
L’ambito è quello delle opere compensative del sistema Mose. Il progetto parla di riassetto dunoso anche se la duna, che dovrà essere consolidata e fissa, oggi non esiste. La sua edificazione è in calendario il prossimo ottobre, dopo l’estate. Per ragioni di stabilità e durevolezza, la struttura prevede un’anima in pietra. La sua utilità? La protezione idraulica di questa lingua di terra in caso di mareggiate.
Una ragione che la società Bagni Alberoni Srl, titolare della concessione demaniale marittima entro i cui confini sono predisposti i lavori, non ravvede, come sta cercando di dimostrare nel ricorso al Tar depositato a giugno di quest’anno, contro il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Provveditorato alle Opere pubbliche, Regione e Comune, e nei confronti del Consorzio Venezia Nuova e dei Cantieri costruzioni cemento Spa. Quello che vuole dimostrare è che, tecnicamente, evidenzia lo storico gestore della spiaggia, Stefano Bartoli, «l’opera non serve rispetto al fine dichiarato».
Le conseguenze
Tuttalpiù, se andasse in porto, finirebbe per compromettere irreparabilmente la vita dello stabilimento balneare nato negli anni Trenta e, dal 1995, guidato da Bartoli e dalla sua famiglia. Il ricorso al tribunale amministrativo arriva dopo un accesso agli atti e una diffida. «Come regolare concessionario, non sono stato messo a conoscenza del procedimento in questione», racconta Bartoli, «l’ho scoperto in occasione di una presentazione pubblica ospitata lo scorso aprile alla Municipalità del Lido». A questa altezza del Lido, la stessa amministrazione comunale in passato aveva escluso ci fosse un rischio idraulico, vista anche la grande profondità dell’arenile.
Per com’è stata concepita, la duna armata è una sorta di piccola muraglia cinese. Una barriera fisica e visiva tra spiaggia e mare costituita da due file parallele di gabbioni riempiti di pietrame, zavorrati a terra e poi ricoperti di sabbia. Inamovibile dodici mesi all’anno, durante la stagione balneare, un varco centrale permetterebbe ai bagnanti di passare. L’obiettivo dei gestori del lido, rappresentati dagli avvocati Paolo Rizzo e Francesco Acerboni, è mettere al centro della questione l’interesse pubblico, l’equilibrio tra le reali esigenze compensative derivanti dal Mose e la tutela della fruibilità della spiaggia.
La proposta avanzata dalla società Bagni Alberoni, frutto di studi scientifici, è che venga creata una duna solo nei mesi invernali, non a ridosso della battigia ma a duecento metri dal mare, esattamente davanti all’edificio che ospita nei mesi di attività il ristorante, il bar e la portineria della spiaggia. Il 26 agosto, ore 18, il punto aggiornato sulla vicenda. Appuntamento ai Bagni Alberoni.
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