Le strigliate del Doge di Venessia.com

Performance dell’associazione a Rialto, per denunciare con ironia ciò che non va e dar voce ai cittadini

Il Doge si “risveglia” dal suo sepolcro dopo due secoli ed è venezianissima “carne” - ovvero: sgridate, reprimende, proteste e tirate d’orecchi - per tutti. Per i turisti che fanno il bagno felici in piazza San Marco mentre Venezia è sommersa dall’acqua alta, per i ritardi nella realizzazione del Mose, per chi ha lasciato che una città di 156 mila abitanti diventasse una centro storico di 56 mila anime, per le grandi navi che transitano in bacino di San Marco, per chi trasforma la città in Veniceland, ma anche per i veneziani che abbandonano nottetempo i mobili lungo le rive e per quelli che brontolano, brontolano, ma poi non fanno nulla per cambiare le cose. «Il Doge si è risvegliato ed assai triste: e questa xe la carne che volevo darve a tuti», scandisce Cesare Colonnese - corno dogale ed ermellino - brandendo una braciola fresca sotto il naso dei passanti, che scoppiano a ridere e poi ci meditano su.

Il celebre attore veneziano ha dato volto e voce al “Risveglio del Doge”, ultima - in ordine di tempo - polemica performance dell’associazione Venessia.com, che da anni ogni novembre s’inventa eventi che, tra polemica politica ed ironia, fanno il giro del mondo: il funerale di Venezia lungo il Canal Grande, la mappa del parco divertimenti Veniceland, la mobilitazione in difesa dell’ospedale civile (lanciata come idea dall’associazione e poi raccolta ed organizzata da social network, comitati e Municipalità). Ieri, in campo San Giacometto, nell’ora di punta del mercato, è toccato al Doge-Colonnese mettere il dito nella piaga del «cosa non va». poi il microfono è passato ai cittadini: comitato No Grandi Navi, le donne che rivendicano pari opportunità di incarichi nelle amministrazioni e società pubbliche, i gruppi Facebook mobilitati i vandali dei graffiti e in difesa dei “nizioleti”, i ragazzi del Laboratorio Morion che chiedono spazi per i giovani. Ad aprire gli interventi, Margherita Bravo che ha raccontato la sua storia di “cacciata” da Venezia dall’Istituto veneziano per i servizi alla persona: «Ho dovuto andarmene dalla mia casa e dalla mia città perché l’affitto che mi chiedevano era diventato impossibile e ora, all’improvviso, chiedono migliaia di euro di presunte spese condominali. Mi incatenerò in Comune, perché questi enti dovrebbero occuparsi dei veneziani che hanno bisogno e non cacciarci via dalla nostra città». (r.d.r.)

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