«Le barriere subacquee un intervento definitivo contro le erosioni»

JESOLO
Barriere subacquee in Pineta e sul litorale, l’architetto Fernando De Simone non molla la presa e chiede agli operatori di crederci. Esperto di idraulica e lotta all’erosione per la società olandese Royal Haskoning è stato chiamato in causa a proposito di questa soluzione che rischierebbe, secondo l’Università di Padova, che ha indicato alla Regione le linee guida contro l’erosione, di creare un laghetto o una stagno al posto dello specchio d’acqua. Lui ribatte: «In questi decenni sono stati spesi milioni di euro inutilmente con ripascimento e pennelli». Lo scalino di circa 80 cm che si è formato sulla battigia dopo l’ultima mareggiata, all’incirca davanti al Villaggio Marzotto, ha alimentato nuove polemiche e discussioni anche tra chi propone interventi e soluzioni.
Ci sono i fautori delle dune, per una protezione naturale, come nel progetto Life Redune con l’università di Ca’ Foscari e la Ue, poi l’università di Padova e il professor Ruol che con la Regione ha indicato invece la necessità di ripascimenti e pennelli in roccia. «Si continua a sbagliare», dice De Simone, «sperperando milioni di euro pubblici, senza riuscire a trovare una soluzione per proteggere le spiagge venete dalle mareggiate. Criticare i progetti alternativi conoscendoli solo superficialmente, e impedendo la loro realizzazione anche parziale, non aiuta a risolvere i problemi, che diventeranno sempre più complessi. Perché non dialogare e confrontarsi? Sono disponibile a organizzare delle visite nel Nord Europa, per vedere le opere di salvaguardia realizzate in Olanda. Per proteggere la costa dall’erosione, specialmente nell’area di Jesolo Pineta e del villaggio Marzotto», conclude, «vanno elaborati i modelli matematici più idonei del fondale marino ed esaminate le relative pressioni dinamiche e le correnti. Le barriere subacquee indeboliscono l’onda, ma non bloccano l’acqua che scorre verso riva con meno forza. Costerebbero 2 o 3 milioni di euro a km. Forse troppo poco». —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








