L’accordo Acelor-Mittal passa senza entusiasmo Sì di 33 lavoratori su 55
L’accordo tra sindacati e Acelor-Mittal su Ilva passa tra i lavoratori di Marghera ma senza maggioranze bulgare. L’assemblea di lunedì ha visto infatti solo 33 lavoratori su 52 votanti approvare l’accordo siglato la scorsa settimana tra sindacati e nuova proprietà nelle sale del ministero dello Sviluppo Economico dell’era Di Maio. Un accordo che per Marghera prevede che solo per 50 lavoratori su 68 complessivi ottengano dapprima il distacco alla nuova società e poi, a partire dal 1 gennaio 2019, l’assunzione diretta con gli stessi diritti e livelli salariali. Gli altri 18 rimarranno invece in capo ad Ilva e per loro si aprirà un percorso di Cassa Integrazione Straordinaria che si protrarrà fino al 2023 o fino a quando Acelor-Mittal non farà loro (obbligatoriamente secondo gli accordi stipulati) un’offerta lavorativa. Un’opportunità ritenuta probabile dai dipendenti della struttura logistica di Ilva a Marghera, secondo i quali gli organici pensati dalla nuova proprietà non sarebbero sufficienti per reggere i ritmi della struttura quando fosse in piena attività. Ma l’accordo prevede anche una ghiotta buona uscita per chi scegliesse, entro la fine di quest’anno, di dare le proprie dimissioni: 100 mila euro lordi (circa 70 mila netti) che da gennaio 2019 scaleranno di 5 mila euro ogni 3 mesi fino ad arrivare a 15 mila euro entro il 2023. «I lavoratori e i rappresentanti sindacali hanno affrontato un’assemblea discussa e partecipata» ha spiegato Antonio Silvestri, segretario Fiom Cgil. «Si trattava infatti di spiegare un ottimo accordo che comunque non cancella tutte le preoccupazioni dei lavoratori. Sui 68 dipendenti attuali di Ilva a Marghera solo 50 rientreranno in attività da subito con stessi diritti e livelli salariali. Per gli altri 18 si apre la via della Cassa Integrazione straordinaria a zero ore che non è una passeggiata di salute per nessuno anche perché le prospettiva di arrivare alla pensione traghettati dalla Cigs riguardano poche persone». Si contano sulle dita delle mani i lavoratori la cui anzianità permetterebbe di accedere per il 2023, ai requisiti minimi per la pensione. —
R.S.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








