La Venezia di 40 anni fa e la storia dei De Luigi al Palladio della Giudecca

«i sommersi»«Arrivare alla Biennale è difficile. Ma questo film lo abbiamo fatto soprattutto per i veneziani. E stasera sono contento che i veneziani qui siano tanti». Sorride e accenna a una garbata...

«i sommersi»

«Arrivare alla Biennale è difficile. Ma questo film lo abbiamo fatto soprattutto per i veneziani. E stasera sono contento che i veneziani qui siano tanti». Sorride e accenna a una garbata polemica con le mostre ufficiali il regista veneziano Gianni De Luigi. 72 anni portati benissimo, è il «piccolo», come si definisce, di una grande famiglia di artisti che hanno segnato il passato recente della città. Adesso fissati dal regista Gogò Bianchi in un documentario presentato l’anno scorso al cinema Giorgione. E ripreso ieri sera per una proiezione a invito nel teatro dell’hotel Bauer Palladio alla Giudecca, magnificamente restaurato nella chiesa delle Zitelle. Dove il giovane titolare Alessandro Possati ha impiantato una attività di filmakers. Nella storia dei quattro figli del pittore spazialista Mario De Luigi scorre la vita veneziana degli ultimi decenni. Lodovico, il figlio maggiore, intraprende la carriera del pittore in rotta di collisione con il padre e la madre, che dipinge per passione copie dei vedutisti. La sua Venezia che sprofonda nei ghiacci, con il sottomarino che emerge da piazza San Marco, è diventata un’icona. «L’orgoglio di questa città siamo noi», dice. Ci sono la sorella Caterina, la «brava» poetessa, carattere pessimista, Filippo. E Gianni, attore di successo e poi regista, da 20 anni direttore della Scuola della Commedia dell’arte. Sue le immagini girate in Super 8 dal tono lirico che ritraggono la Venezia degli anni Ottanta minacciata dai fumi di Marghera e dalle allora «piccole» grandi navi. Un futuro incerto per una città che sta perdendo la memoria. Applausi a scena aperta. —

A.V.

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