La terribile vendetta di Igor, strage sfiorata a Vigonovo

Le due esplosioni che hanno sventrato una palazzina causate da Igor Milic: in lite con i vicini si è ucciso impiccandosi e ha programmato le esplosioni

VIGONOVO. Farla finita vendicandosi di quei condomini e vicini dai quali si sentiva perseguitato. Fare in modo che tutti parlassero di lui. Sarebbe stato questo, un disperato desiderio di vendetta, il movente del folle piano messo in atto da Igor Milic, il croato di 63 anni trovato sen vita, impiccato, nella sua zacamera, al secondo piano del condominio di via IV novembre che lui stesso, stando alla prima ricostruzione dei fatti, aveva deciso di far saltare in aria.

L’uomo è l’unica vittima di una tragedia che lui stesso sembra aver pianificato nel dettaglio per farla in qualche modo pagare ai condomini e ai vicini. E per farlo Milic non avrebbe esitato a rischiare di far saltare l’intera palazzina dove abitava; magari anche quelle vicine.

Una tragedia che ha radici lontane. L’uomo diceva di lavorare come ingegnere per un’azienda del padovano che si occupa di sicurezza. I vicini, però, lo vedevano spesso in casa. In particolare nel suo garage, trasformato in una sorta di laboratorio dove “trafficava” con lavoretti e materiali (soprattutto bombole di gas) ritenuti piuttosto pericolosi.

Nel suo garage sono state trovate alcune bombole. La sua auto ridotta a un ammasso di lamiere accartocciate. Proprio il suo comportamento poco rispettoso delle regole e della sicurezza aveva portato i condomini a numerose rimostranze nei suoi confronti.

I residenti avevano inviato segnalazioni ripetute all’amministratore. Anche i carabinieri del posto avrebbero cercato, per quanto possibile, di indurlo alla ragione, richiamandolo al dovere di rispettare quelle regole di sicurezza che proprio lui avrebbe dovuto conoscere particolarmente bene.

Denunce per disturbo della quiete pubblica e per alcuni comportamenti piuttosto strani. Come quando, un giorno, si era presentato alla locale pescheria e aveva imprecato contro la titolare colpevole di non avere la piovra che lui voleva.

«El se gà vendicà, el se gà vendicà» commenta con sicurezza Gianna Pandolfo, una vicina. Ieri mattina era appena tornata da Mirano. Dopo il primo botto era uscita di casa. In quel momento c’è stata la seconda esplosione. L’istinto le ha fatto protendere le mani sopra la testa, per ripararsi. E’ stata ferita al polso della mano destra da alcune schegge: è stata dimessa dal pronto soccorso di Mirano con tre punti di sutura. Tutto sommato le è andata bene. E racconta, appena tornata dall’ospedale, che Milic «è un pazzo, ne ha sempre fatte di tutti i colori» .

Claudio Pampagnin, della Saap Impianti antincendio ed estintori, è uno degli attoniti spettatori dei soccorsi. «Mio papà era lì alla prima esplosione», dice «e si era pure avvicinato al garage per dare un aiuto».

A un tratto ha sentito urlare «Scappate via, scappate via» e solo per pochi secondi non è stato coinvolto dalla caduta dei calcinacci della seconda esplosione. «E’ incredibile, non ho mai visto una cosa simile».

La signora Adele si avvicina invece a un carabiniere, deve prendere le pastiglie per il diabete. «Il mio appartamento si trova lì», spiega indicando con la mano, «proprio davanti al condominio esploso. Devo prendere le medicine ma non mi fanno entrare a casa». «Ho lasciato la tv accesa», prosegue la signora visibilmente scossa, «non è che succede qualcosa? Stasera vorrei dormire a casa».

Tra i primi testimoni dell’esplosione c’è anche Massimo Schizzarotto, titolare della pizzeria “Schizzo pizza”. «Ero a scuola, poco distante», racconta. «Quando ho sentito il botto ho temuto che fosse la mia pizzeria. Poi mi sono avvicinato e ho visto i garage a fuoco. Le forze dell’ordine mi hanno detto che per oggi non si lavora. Pazienza, poteva andare peggio».

(ha collaborato Alberto Sanavia)

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