La Nekta ha iniziato a licenziare

San Donà. Dura risposta ai comitati dei titolari dell’azienda di trattamento rifiuti

Allarme Nekta, i titolari dell'azienda adombrano comitati politici. L'ultima presa di posizione delle associazioni ambientaliste e dei comitati tra Noventa e San Donà ha scatenato l'ennesimo scontro con i titolari di Nekta, azienda specializzata nel trattamento dei rifiuti che adesso chiede l'insediamento di un impianto per il trattamento delle ceneri di pirite.

I comitati si sono ribellati alla richiesta, denunciando l'ennesima bomba chimica che esploderebbe con questo ampliamento. La Nekta ha informato che sono iniziati i licenziamenti e, di questo passo, ce ne saranno altri, al contrario della possibilità di assumere, circa una ventina di persone, che ci sarebbe stata se l'impianto fosse stato realizzato e in tutta sicurezza.

Ora Nekta, in piena campagna elettorale, rischia di diventare un caso politico. Il titolare, Emiliano Rocco, ha già detto che le porte dell'azienda in zona industriale a San Donà sono assolutamente aperte a politici, comitati, associazioni ambientaliste. Potranno vedere con i loro occhi che cosa fa l'azienda e come lavora.

«Solo per informazione ai comitati», dice Rocco facendo riferimento alle altre aziende sotto il tiro incrociato degli ambientalisti, «un'altra ditta, Ecoenergy, il mese scorso, ha portato i libri in tribunale aggiungendo ulteriori licenziamenti. E, per quanto riguarda il traffico dei mezzi, il tragitto è dall’uscita dall' autostrada alla zona industriale, quindi non so proprio perché i miei mezzi, secondo loro, debbano passare per Grassaga e Santa Teresina. Forse si sbagliano con i mezzi delle cantine Botter che, nonostante i comitati, hanno già costruito il capannone. Ma il Comune non ha appoggiato quei comitati. Come mai? Resta un mistero».

La polemica resta, dunque, alta e non sono esclusi ulteriori sviluppi.

Giovanni Cagnassi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia