La madre di Nordio: «Ucciso per la droga»

Chioggia. Per la donna il movente del delitto è legato allo spaccio. Il mistero dei 10 mila euro di Damiano mai ritrovati
Di Diego Degan

CHIOGGIA. «Da quando Damiano è stato ucciso, qui (all'isola della Fossetta, ndr) lo spaccio di droga è scomparso. È l'unico aspetto positivo di quella vicenda». Trovare dei motivi di consolazione, dopo la morte del figlio, per la mamma di Damiano Nordio, è un esercizio difficile, che dura da quattro anni.

Da quel 28 agosto del 2011, quando Cristian Carisi, sferrò le 15 coltellate che misero fine alla vita di Damiano, la famiglia è in attesa di un “segnale” da parte della giustizia, delle istituzioni o, semplicemente, della gente.

Ma la sentenza che ha mandato libero Carisi dopo soli tre anni (eccesso di legittima difesa) non va in questo senso, anche perché non ha chiarito le condizioni sociali in cui è maturata quella tragedia. «Di droga al processo non ne hanno mai parlato» dice la mamma di Damiano «eppure la droga c'era e mio figlio potrebbe essere stato vittima del “giro” che c'era allora». Nelle ore immediatamente seguenti l'omicidio, infatti, di spaccio si mormorava e gli stessi carabinieri ne avevano trovato traccia perquisendo qualche imbarcazione. Ma c'era un collegamento? «Quante volte i residenti avevano chiamato i carabinieri per la ressa che si formava sulla riva quando arrivavano certi personaggi», continua la mamma di Damiano, «Gente di fuori e gente di qui. Compreso Carisi, che aveva un tenore di vita difficile da spiegare con un lavoro normale, che si vantava che lui i debiti se li faceva pagare col coltello». Ma è possibile che Damiano avesse un debito di questo genere? «Sì, è possibile!» risponde, quasi con rabbia la donna, consapevole della catena di avvenimenti che potrebbe aver condotto all'uccisione del figlio, compreso un prestito di 10mila euro che Damiano aveva ottenuto un mese prima: soldi di cui non è rimasta traccia. Circostanze che, appunto, il processo non avrebbe considerato, limitandosi a esaminare un confuso litigio tra due ragazzi, entrambi un po' alterati, entrambi spacconi di carattere, una lite di cui la maggior parte dei testimoni non ha saputo dare una ricostruzione precisa. «Hanno visto tutti, ma hanno avuto paura», dice la mamma di Damiano, «e ora potrebbero averne anche di più di prima». Ma, in questa vicenda, secondo la famiglia di Damiano, è mancata anche la “vicinanza” delle istituzioni. «I problemi economici li abbiamo affrontati tutti insieme» dicono «ricontrattando il mutuo che Damiano aveva fatto per la casa in cui ora vivono la compagna e la figlia e grazie all'aiuto della parrocchia e delle suore. Ma nessun altro ci ha dato una mano».

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