La donna è stata colpita cinque volte
Gli agenti del 113 sono arrivati a un passo dall'evitare la tragedia ma non ce l'hanno fatta

Il luogo dove si è consumata la tragedia
CAMPALTO.
C’è tristezza tra gli uomini delle volanti intervenuti l’altra notte in via Cimitero. Tristezza mista a rammarico non solo per quelle due persone morte mell’auto, ma per il senso di impotenza che dà il fatto di non aver potuto far nulla per salvarle. Sono arrivati lì vicino, ma non abbastanza per intervenire in tempo per impedire all’uomo di sparare.
«Il ragazzo ha dato al 113 come punto di riferimento il cimitero di Campalto. Sconvolto come era non ha capito che la madre gli aveva detto via Cimitero. Due chilometri più in là. Questione di un nulla e potevamo salvare quella coppia. Ma ci siamo fermati prima. L’indicazione, purtroppo, era incompleta», racconta un poliziotto intervenuto sul posto e ancora provato per «non essere arrivato in tempo».
Non è stato un intervento facile per i poliziotti quando poi hanno sentito lo sparo che li ha portati sul luogo. Il buio era profondo quando arrivano sulla radura dove è parcheggiata la C2. Si accorgono che ad una ventina di metri c’è pure una seconda auto. Una vettura di campeggiatori tedeschi. Gli agenti hanno in mano le torce e queste li rendono facili bersagli. Infatti nessuno, in quel momento può immaginare quali siano le vere intenzioni di Digiglio. E poi c’è da mettere in sicurezza quei campeggiatori.
Alla fine in pochi minuti i poliziotti riescono a proteggere i campeggiatori e a intervenire sulla Citroen. Aprono contemporaneamente le due portiere. La donna è riversa sul cruscotto e di lato. E’ morta. Ha due colpi al collo e tre al torace. Il marito ha un foro alla testa. Si muove, è ancora vivo. Sul posto arriva una prima ambulanza e il medico rianimatore. L’uomo viene soccorso e stabilizzato. Nel frattempo è arrivato a Campalto anche Daniele, un figlio della coppia. Gli agenti riescono a fermarlo prima che possa assistere a quello spettacolo orribile.
Portato in Questura aiuta i poliziotti della Squadra Mobile a riscostruire le ultime ore di vita dei genitori. La storia di questa famiglia considerata una famiglia normale. Si va ritroso, a quella separazione oramai diventata ufficiale e al fatto che Digiglio dovesse lasciare l’abitazione di via Case Nuove 41 a Marghera. E quest’ultimo aspetto è solo l’innesco di una vicenda che ha radici ben più lontane.
(c.m.)
Argomenti:omicidio campalto
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