La difesa di Lino Brentan affidata a Fortunati e Mirate

di Giorgio Cecchetti
Il partito, o almeno quella parte alla quale Lino Brentan faceva riferimento, non lo ha mollato. Lo si capisce dai difensori che ha scelto: loro avrebbero potuto declinare, ma non l’hanno fatto. Quindi, martedì, davanti al giudice veneziano Antonio Liguori che ha firmato l’ordinanza per corruzione e che lo interrogherà per la prima volta, l’ex amministratore delegato della Società autostrade Venezia-Padova si presenterà affiancato dagli avvocati Gianpaolo Fortunati e Stefano Mirate, stesso studio, a Dolo. Più di qualcuno si aspettava che a difenderlo venisse scelto un penalista di grido, del foro veneziano o magari di quello di Padova, e invece no. Sia Fortunati sia Mirate, nella loro carriera forense, non si sono occupati principalmente di processi penali, ma di altro, soprattutto di cause civili il primo e di ricorsi amministrativi il secondo.
Fortunati, tra l’altro, ora ricopre una carica importante alla Fondazione Venezia, l’istituzione bancaria legata a Carive e Banca Intesa che si occupa di finanziare e sostenere iniziative culturali ed educative (vedi Fenice ed M9 di Mestre). Per anni è stato consigliere d’amministrazione e vicepresidente della Fondazione, nominato su quella poltrona dalla Provincia di Venezia quando il presidente a Ca’ Corner era Davide Zoggia. Ora, dallo scorso settembre, Fortunati è segretario generale.
Stefano Mirate, invece, si occupa soprattutto di diritto amministrativo. Da quando Gianpiero Marchese, ex consigliere regionale Pd e uno degli esponenti di spicco del partito e in quanto tale consigliere d’amministrazione di Concessionaria autostrade venete, è amministratore delegato dell’Azienda multiservizi economici e sociali del Comune di Venezia (lo è dall’estate 2010, carica prima ricoperta da Statis Tsouroplis, messo da parte per un’indagine in cui è accusato di corruzione) segue come legale le vicende giudiziarie e amministrative di Ames. Dunque, ripercorrendo la carriera dei due difensori dell’ex amministratore delegato di Autostrade, spuntano i nomi di alcuni dei suoi referenti politici nel partito: Zoggia, con cui è stato in Provincia, e Marchese.
Ancora non è nota la linea difensiva che Brentan è intenzionato ad adottare, consigliato dai suoi avvocati. Intanto, però, il pubblico ministero Stefano Ancillotto continua a raccogliere elementi nei suoi confronti. Oltre ai tre episodi già contestati (mazzette per il casello autostradale di Villabona, per altri lavori in autostrada e per le consulenze sull’inquinamento acustico), uno dei quali è già prescritto, il rappresentante della Procura ha sentito - alla presenza dei suoi difensori, essendo imputato di corruzione - uno degli imprenditori già condannati per la vicenda di Claudio Carlon e Domenico Ragno. Dopo Dario Guerrieri, Silvano Benetazzo e Giuseppe Barison, anche questo quarto imprenditore avrebbe confessato di aver versato mazzette a Brentan per lavorare con Autostrade, così come aveva fatto con l’Edilizia della Provincia. Non è escluso che il pubblico ministero contesterà la nuova accusa tra breve, forse già all’interrogatorio di martedì.
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