Istituto Zanotti e querele Pesce chiederà i danni

Promette di avere strascichi la vicenda della vendita dell’ex istituto Zanotti in pieno centro a Treviso, il complesso di proprietà delle suore Carmelitane, casa madre a Firenze, acquistato dall’imprenditore scorzetano Fabio Pesce, anche se residente a Treviso da una decina d’anni, per farci alloggi di lusso e pregio: l’inizio dei lavori è previsto entro fine anno. «Contro Vittorio Zanini (assessore del Comune di Treviso tra il 1975 e il 1993 e dal 2008 al 2011 ndr)» spiega il difensore di Pesce, Francesco Borsetto «ci tuteleremo in tutte le sedi e sarà fatta una diffida a suo carico. Non può dare alla stampa notizie diffamatorie, doveva andare in procura a informarsi e non può continuare a ledere l’immagine di Pesce». E quanto eventualmente raccolto dal risarcimento, andrà in beneficenza. I fatti. La Curia ha messo in vendita l’area, ci sono state delle trattative proseguite per alcuni mesi e c’è stato anche un parere del Vaticano. A metà marzo, Zanini aveva espresso una serie di perplessità sull’operazione ex Zanotti, chiedendo di fare chiarezza poiché il prezzo pagato (2,5 milioni di euro) non sarebbe stato congruo. Di più, un imprenditore si era rivolto il Procura perché si era ritenuto estromesso dall’acquisto dell’area nonostante gli accordi presi a inizio delle trattative. Ed era scattata la denuncia per truffa. «E l’imprenditore è Alberto Migone» continua il legale Borsetto «solo che al momento dell’uscita della notizia sui giornali (sulla Tribuna a metà marzo ndr), c’era già una richiesta d’archiviazione datata 13 febbraio e il 23 dello stesso mese, Migone si era opposto a questo provvedimento. La sua idea era basata sul nulla; non capiamo questo accanimento per un imprenditore stimato e che ora sta cercando di investire a Treviso con costruzioni di pregio. La protesta di Migone, che dice di essere stato escluso dalle trattative tra l’ente ecclesiastico e una delle società di Pesce, è smentita da un accordo fatto tra lui stesso e l’agente immobiliare Andrea Grosso, perché dalle carte risulta che non fosse interessato all’acquisto, neppure in parte». Pesce ha fatto sapere di non volerci guadagnare da questa storia. «Dovrò tutelare la mia immagine e quella della società» precisa l’imprenditore «e darò tutto in beneficenza. Stiamo iniziando ora a operare su Treviso e abbiamo tanti progetti in ballo, dando lavoro a centinaia di persone».
Alessandro Ragazzo
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