«Inquilini senza soldi. Seicento sfratti pendenti»

MESTRE. «Se non si bloccano gli sfratti per morosità incolpevole, gli sfratti cioè che colpiscono chi non paga perché non ce la fa, andremo a finire come la Grecia. Una sanatoria è necessaria, anche se forse non sufficiente». Ivana De Rossi, leader trentennale del Sunia veneziano e da alcuni giorni anche segreteria regionale del più importante sindacato degli inquilini, lo dice scura in volto. E svela subito il perché: apre un cassetto della scrivania nel suo ufficio di via Piave, ed estrae una cartellina spessa come un volume della Treccani con tutti gli sfratti pendenti in città, oltre 600 nell’ultimo anno, in aumento del 20% rispetto al 2012, di cui oltre 400 riguardano la terraferma. In tutta la regione invece sono oltre 4.300.
Un’emergenza da arginare - così come aveva sottolineato il consiglio comunale in uno specifica seduta - con l’introduzione di misure di sostegno abitative di cui si è cominciato a discutere giovedì scorso in un incontro a Palazzo Zanchi, sede delle Politiche per la residenza, cui hanno partecipato, tra gli altri, rappresentanti della prefettura, del tribunale civile, della consulta per la casa e di Banca Etica. L’obiettivo del Comune è istituire un fondo di sostegno alla morosità incolpevole che, dopo gli incontri con le parti, dovrà essere costituito con una delibera di giunta. Vi confluiranno alcune somme già nelle disponibilità del Comune, «tra i 600 e i 700 mila euro, raccolti tra i residui di bandi o iniziative per i quali non è stato speso tutto il budget», dice l’assessore alla Casa, Bruno Filippini, «più i soldi che saranno stanziati dal piano del governo». Si tratta, per tutta Italia, di 20 milioni di euro per il 2014 e 20 per il 2015, che saranno distribuiti alle Regioni: in base ai coefficienti di riparto al Veneto dovrebbe arrivare circa un milione di euro, somma che spezzerà poi nei rivoli destinati ai singoli comuni, che avranno il compito di darli agli inquilini vincolandoli al pagamento dei mesi non saldati.
«Un intervento importante ma minimo rispetto alle esigenze della città e dei comuni nei quali l’emergenza è maggiore come Mira, Spinea, Chioggia e Mirano», dice De Rossi, «anche perché dopo il contributo, se una persona è senza reddito perché ha perso il posto di lavoro, basta che passi un mese e l’inquilino si trova ad essere di nuovo moroso». C’è anche chi, con sforzo, cercando di pagare l’affitto, ha deciso di rinviare il versamento della quota condominiale, senza sapere di rischiare ugualmente di essere moroso: avviene quando non si è pagata la quota per un importo pari al doppio dell’affitto. E risposte insufficienti all’emergenza abitativa arrivano anche dall’edilizia residenziale pubblica che, spiega il Sunia, tra città e provincia riesce a soddisfare solo il 17% delle domande. «Per questo», sostiene la De Rossi, «non bisogna avere paura a prendere in considerazione l’istituto della decadenza, perché se le condizioni di una famiglia sono mutate nell’arco degli anni è giusto che lasci l’appartamento a chi è più in difficoltà».
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