Le sirene mute, il cinema all’aperto durante il rogo: scoppia la polemica sull’incendio a Porto Marghera
Le domande dei cittadini dopo il maxi incendio che è divampato nel pomeriggio di venerdì 31 luglio e ha causato aria irrespirabile e una colonna altissima di fumo. L’ex consigliere Bettin: «Allarme in ritardo», i vigili del fuoco: «Giusto non attivare le sirene»

Il Comune raccomanda alla popolazione in via precauzionale, «di tenere chiuse le finestre fino a nuovo aggiornamento».
Ma in piazza a Marghera, mentre a pochi chilometri in linea d’aria bruciavano rottami ferrosi e una nube di fumo avvolgeva la città, andava in onda il cinema all’aperto sotto le stelle, con centinaia di persone che per sfuggire al caldo torrido avevano deciso di andare a vedere La Grazia di Sorrentino.
Al cinema con gli occhi rossi
Chi lacrimava, chi ha tirato fuori il fazzoletto perché sentiva bruciare la gola. Un cortocircuito che ha fatto sollevare i cittadini, i quali hanno iniziato a bombardare le chat, scrivere online, chiamare i vigili del fuoco, affollare le pagine Facebook locali per chiedere come comportarsi e denunciare una mancata comunicazione. C’è chi ha tirato fuori le mascherine oramai scadute rimaste nel cassetto dall’epoca del Covid, chi aveva con sé le Ffp2. E nonostante la raccomandazione, che è stata lanciata in serata ed è proseguita fino a ieri, non si è deciso di stoppare la proiezione del cinema all’aperto, in pieno centro di Marghera.
Allo stesso modo non è stata fermata la festa ai Giardini di via Piave nonostante il fumo proveniente da Porto Marghera abbia persino interferito con il sistema dell’aria condizionata dell’Img Cinemas di Mestre, tanto che ieri il circuito si è scusato per non aver garantito il comfort durante la proiezione della versione originale del nuovo Spiderman.
Perché non avvisare con un sms, passare con gli altoparlanti, trovare un modo per impedire che centinaia di persone andassero egualmente alla proiezione del cinema sotto le stelle se il sindaco consigliava di stare in casa con le finestre chiuse? Si sono domandati i cittadini. Temperature altissime e condizionatori spenti, una serata afosa, l’invito a chiudersi in casa e la paura tra le persone, che non hanno capito se e quanto fosse seria l’allerta. E ieri mattina, mercato regolare.
«Canali sociali non attivati»
«Un allarme dato in ritardo e gestito peggio» hanno tuonato in tanti, in testa Gianfranco Bettin. «Crediamo che, in occasioni come queste, l'immediatezza della comunicazione, la messa in funzione dell'apparato previsto in caso di emergenza (sirene, comunicazioni ufficiali, canali sociali) debba essere prontamente assicurata per dare alla cittadinanza informazioni corrette e, soprattutto, indicazioni sulle azioni da adottare per garantire la propria salute» è intervenuta Legambiente Venezia.
C’è stato anche un sit -in dei centri sociali e delle forze di centrosinistra, in prima linea il Comitato No Inceneritore, che ha chiesto indagini suppletive, misurazioni, domandato perchè le sirene non hanno suonato, e che vuole vederci chiaro sulla prolungata esposizione delle persone ai fumi della nube che si è sprigionata dalla banchina.
Sotto accusa il Simage, acronimo di Sistema Integrato per il Monitoraggio Ambientale e la Gestione delle Emergenze che si attiva per gestire il rischio industriale ed eventuali situazioni di emergenza nell'area di Porto Marghera.
I cittadini puntano il dito contro il fatto che su nessuno smartphone è arrivato un messaggio di avviso né è risuonato il suono delle sirene – qualche giorno fa la Protezione civile aveva segnalato che a causa di un guasto elettrico prolungato, l’impianto di allertamento del rischio industriale era fuori uso.
«Quel fumo grigio che si vedeva sotto la luna piena che si stendeva su Venezia e Mestre e tutta la città di terraferma fino alle frazioni limitrofe era più nero del nero della notte, ed era sporco e acido e irritante, sprigionato com'è dall'incendio scoppiato nel deposito di materiali ferrosi di scarto ancora non bonificati di via dei Sali a Porto Marghera, nei pressi della banchina del Molo A.
Già giovedì se n'era sprigionato un altro, probabilmente dovuto al surriscaldamento. Era stato spento presto e senza conseguenze, è stato detto», scrive Bettin, «A quanto pare non si è vigilato sulla possibilità che stesse ancora covando o che si potesse ripetere, com'è avvenuto venerdì intorno alle 18. Per di più, solo circa due ore dopo, alle 20.30, è stato dato dalla Protezione civile del Comune di Venezia l'allarme con l'indicazione di stare in casa e di tenere le finestre chiuse».
Il chiarimento dei pompieri
Ma i Vigili del fuoco e la Protezione civile, attraverso una nota ufficiale hanno precisato che si tratta di due partite diverse. «Il sistema di allertamento presente a Porto Marghera nasce dalla presenza nell’area dell’ex petrolchimico di stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso (a Rischio di Incidente Rilevante)» ha spiegato il Comando di Venezia «per i quali la Prefettura ha redatto una specifica pianificazione di emergenza esterna. Quindi, nel caso di incidenti che coinvolgono uno stabilimento industriale e le sostanze utilizzate, per i quali venga accertato un concreto pericolo per la salute, è prevista l’attivazione delle sirene e, successivamente di sms a tutti i cellulari presenti nell’area. Questa attivazione è quindi soggetta a precise procedure, normate da specifici protocolli».
Le sirene nulla c’entrano con quanto accaduto venerdì sera. Ma ai cittadini non è bastato. E lo stesso consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra, Bettin, puntualizza che il «principio di precauzione deve venire prima di presunte interpretazioni sui protocolli vigenti». E chiarisce: «Sentendo le sirene le decine di migliaia di persone non raggiunte dai deboli segnali di allarme lanciati da chi di dovere li avrebbero cercati,(quei segnali) avrebbero capito che c’era un (grosso) problema e si sarebbero informate».
L’assessore alla Protezione civile, Paolino D’Anna, ha spiegato che non c’è stato il tempo di sospendere cinema: «I vigili del fuoco ci hanno comunicato che il vento girava verso Marghera alle 20.45, le proiezioni partivano alle 21, c’era già la gente seduta e trattandosi di una raccomandazione, non lo abbiamo fermato. Ma Arpav ci aveva già rassicurato che non c’erano indici fuori dalla norma, altrimenti avremmo agito diversamente». Eppure alla gente bruciavano gli occhi e la gola.
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