Riprende l’incendio di Marghera, aria irrespirabile in mezza città

Il fuoco che covava sotto ai rifiuti ferrosi del terminal Multiservice è riesploso costringendo a un nuovo intervento i vigili del fuoco. Fumo intenso e fiamme visibili anche da chilometri di distanza

Edoardo Fioretto
L'elicottero Drago 168 dei Vigili del fuoco durante le operazioni di spegnimento
L'elicottero Drago 168 dei Vigili del fuoco durante le operazioni di spegnimento

Le fiamme sono tornate alle 18 di oggi, venerdì 31 luglio, tra i rottami metallici del terminal Multiservice di Porto Marghera, in via dei Sali, con un’intensità pure superiore al rogo di giovedì. In pochi minuti una colonna di fumo nero, alta e compatta, si è alzata sopra la banchina di via Sali ed è rimasta visibile per chilometri, dal Lido fino a Mirano. L’odore di bruciato ha raggiunto anche Mestre, mentre il nuovo rogo ha l’attenzione dei residenti della terraferma, preoccupati dalla densità della nube. Il sindaco Simone Venturini ha sottolineato come la situazione fosse sotto controllo, ma consigliando «in via precauzionale» ai residenti di Mestre di «chiudere le finestre».

Le fiamme al porto di Marghera viste dall'elicottero dei Vigili del fuoco
Le fiamme al porto di Marghera viste dall'elicottero dei Vigili del fuoco

L’incendio ha interessato lo stesso cumulo di materiali ferrosi che sembrava ormai spento. Sul posto sono confluite numerose squadre dei vigili del fuoco con diverse autobotti, schierate lungo il terminal per garantire il rifornimento d’acqua. Le lance hanno lavorato da più punti, cercando di colpire sia le fiamme visibili sia i focolai rimasti attivi all’interno della massa di rottami.

Per tutta la serata ha operato anche l’elicottero antincendio Drago 168. Il velivolo ha sorvolato più volte la zona portuale, sganciando dall’alto carichi d’acqua sul rogo. Ogni passaggio è servito ad abbassare la temperatura del cumulo e a raggiungere le parti più difficili da avvicinare da terra. A rendere complesso lo spegnimento è stata la conformazione del deposito. Il calore si è propagato in profondità tra materiali diversi, alimentando nuovi focolai prima che le fiamme tornassero in superficie. Proprio il surriscaldamento e l’eterogeneità dei rottami sono stati indicati come la probabile causa del primo incendio.

Gli interventi via terra dei Vigili del fuoco al porto di Marghera
Gli interventi via terra dei Vigili del fuoco al porto di Marghera

Giovedì le fiamme erano divampate alle 15.50 durante lo sbarco del materiale da una nave. L’intervento era stato dichiarato concluso alle 19, dopo il lavoro di quattro squadre da Mestre, della motobarca del Nucleo nautico e degli specialisti Nbcr. Sul posto erano intervenuti anche Arpav, autorità portuale, Guardia costiera e polizia. Non erano rimaste coinvolte persone.

Ieri mattina, poche ore prima della nuova accensione, Arpav aveva diffuso gli esiti dei controlli ambientali: i campionamenti nelle aree residenziali vicine non hanno rilevato concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di guardia. Anche i controlli radiometrici dei vigili del fuoco non hanno evidenziato valori oltre soglia. La seconda nube ha imporrà un nuovo monitoraggio.

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