Il pm Calogero: le difficoltà economiche aumentano il rischio mafie

Per il procuratore generale Pietro Calogero non basta la crisi economica con la conseguente penuria di liquidità a spiegare la velocità e la profondità di infiltrazione della banda legata ai Casalesi che ha allungato i suoi tentacoli nel Veneto, in particolare a Padova e Venezia. Il magistrato ha lanciato l’allarme: «Voglio richiamare l’attenzione – ha sottolineato – di quanti hanno responsabilità istituzionali o rivestono ruoli di rappresentanza in settori del mondo economico, finanziario, bancario e del lavoro su una vicenda che, nella sua indubbia capacità di contagio e di diffusione, può suggerire l’elaborazione di efficaci strategie di analoghi fenomeni di illegalità diffusa indotti e comunque favoriti dall’attuale crisi». E ancora: «Intendo sottolineare che alla straordinaria velocità di innesto (appena un anno) e di penetrazione (cento piccole aziende coinvolte) hanno concorso fattori negativi esterni di natura sociale, economica e istituzionale». Sono gli stati di insolvenza o di grave difficoltà di piccoli imprenditori che hanno continuato ad operare nonostante le difficoltà, non pagando creditori, dipendenti ed Erario e inquinando il mercato con l’emissione di fatture per operazione inesistenti per recuperare liquidità; le restrizioni eccessive nell’erogazione di fidi bancari e le brutali procedure di rientro dei prestiti da parte delle banche; le diffuse violazioni dei doverosi controlli e degli obblighi di denuncia sia in ambito bancario sia in quello dei tecnici addetti alle procedure contabili; la deleteria mancanza di trasparenza contabile delle società. L’indagine è della Procura antimafia lagunare che ha portato all’arresto di 27 persone, molte delle quali hanno ammesso le loro responsabilità, e che il pubblico ministero Roberto Terzo ha già concluso.
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