Il padre accoltellato indagato per la rissa

MUSILE. Matteo Alberti, il 31enne sandonatese accoltellato dal ragazzino tunisino il 5 gennaio scorso in centro a Musile, è indagato per rissa e porto d’arma impropria. Stando alla ricostruzione dell’evento, compiuta dal pubblico ministero di Venezia Roberto Terzo grazie alle riprese delle telecamere della zona, sarebbe stato proprio lui ad avvicinarsi ai due ragazzi, il tunisino di 14 anni e il moldavo di 15, e sempre lui avrebbe aggredito per primo tirando alcuni pugni soprattutto al giovane moldavo, quindi sarebbe tornato verso la sua automobile e, dopo aver aperto il cofano, avrebbe preso il crick e, agitando lo strumento in ara, si sarebbe diretto ancora una volta verso i due ragazzi. Solo a quel punto il minorenne tunisino avrebbe estratto il coltello e lo avrebbe colpito tre volte. A quel punto sarebbe intervenuta la moglie di Alberti e lo avrebbe trascinato lontano, portandolo poi in ospedale.
Le ferite, comunque, non hanno messo in pericolo la sua vita, nonostante questo il giovane è stato arrestato ed è finito sotto indagine della Procura per i minori per tentato omicidio. Naturalmente, anche se Alberti è finito sotto inchiesta, l’indagine per quelle tre coltellate proseguirà, probabilmente però la posizione del giovanissimo tunisino si alleggerirà, visto che la sua versione - «Ci siamo difesi da un’aggressione con il crick» avrebbe raccontato - è ora comprovata dalle immagini delle telecamere. Inoltre, il pubblico ministero presso il Tribunale dei minori potrebbe anche derubricare l’accusa da tentato omicidio in lesioni aggravate sulla base delle condizioni di salute del ferito. Alberti, infine, avrebbe avuto confidenza nella sua vita con la violenza, è stato infatti condannato in più occasioni anche per atti in cui l’avrebbe usata. Tutto questo, comunque, non sminuisce la gravità del gesto del ragazzino che, invece di reagire estraendo il coltello avrebbe dovuto darsela a gambe e allontanarsi il più velocemente possibile piuttosto che innescare una reazione simile all’azione dell’aggressore.
La versione fornita ai giornali da Alberti era stata del tutto diversa: aveva sostenuto di essersi avvicinato ai due ragazzi gentilmente per redarguirli, visto che il figlio aveva indicato entrambi come autori di gesti di bullismo nei suoi confronti. Aveva proseguito sostenendo che erano stati loro ad aggredirlo e che lui era tornato verso la sua automobile sì per prendere il crick, ma lo aveva fatto per difendersi. Insomma, l’esatto contrario di quello che era accaduto e ora anche lui si trova nei guai giudiziari anche se meno gravi del 14enne tunisino.
Giorgio Cecchetti
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








