«Il Mose è già marcio» Speciale dell’Espresso sulla corrosione

“Il Mose è già marcio”. Questo il titolo del settimanale l’Espresso in edicola questa settimana, che pubblica in esclusiva documenti e interviste sui malanni della grande opera. Susanna Ramundo, ingegnere metallurgico esperta in corrosione, spiega perché si è dimessa da consulente del ministero delle Infrastrutture. «Non si è fatto nulla per fermare un fenomeno che mette a rischio l’opera», dice.
Un vizio d’origine, quello della scelta di materiali non di primissima qualità. Che poi si sono rivelati meno resistenti del previsto. Trent’anni invece dei cento assicurati dal progetto. E poi un sistema che non è stato testato dal punto di vista della corrosione. «Grave in un’opera che vive completamente sotto l’acqua del mare», dice Ramundo. Come rivelato dalla Nuova Venezia si è dimesso per gli stessi motivi anche l’altro consulente del Provveditorato, l’ingegnere padovano Gian Mario Paolucci.
Un aspetto trascurato, quello della corrosione. Una gara da 34 milioni di euro per rifare le cerniere indetta dal Consorzio dei commissari e dal Provveditoratao due anni fa che però è bloccata. Tre i partecipanti (Fincantieri, Cimolai e De Pretto) che non sono mai stati fatti accedere ai cantieri per verificare lo stato dell’arte, condizione prevista dalla legge per affidare i lavori. E adesso il commissario liquidatore del Consorzio Massimo Miani che lancia l’allarme: «Tempi troppo lunghi, incompatibili con il mandato di concludere l’opera entro dicembre».
Adesso i test sono stati sospesi per “accelerare” i lavori degli impianti, non ancora conclusi. La commissaria Elisabetta Spitz, dopo l’inaugurazione del luglio scorso sta organizzando la visita dei ministri del G-20 all’opera. Ma il Mose non è finito. —l
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