Il mondo di Elisabetta, che ha sempre un sacco con sé. «Così raccolgo i rifiuti, lo devo ai miei figli»

la storia
«Il punto è che non ce la faccio proprio a lasciarli lì per terra». Elisabetta Pastrello ha 42 anni, una famiglia di cui fanno parte il compagno Mauro, i due figli Dario (8 anni) e Agata (5 anni) e, arrivata da pochi mesi, la meticcia Nina, trovata in un canile di Avellino. Ad Elisabetta è venuta una piccola idea, di quelle piccole idee che a guardarle bene non sono poi così piccole perché fanno la differenza. E che se le condividessimo tutti, staremmo in un luogo un po’ più confortevole. Ecco perché vale la pena di raccontarle.
Ogni volta che Elisabetta va a passeggio con Nina, vicino alla sua casa di Ca’ Solaro, lungo il fiume Dese, o sulla spiaggia di Pellestrina, dove le piace camminare, ha deciso di portare con sé un sacchetto per la spazzatura, e lo riempie dei rifiuti che trova lungo il suo cammino. Bottiglie di plastica, lattine, sacchetti.
«L’idea mi è venuta proprio camminando al Lido di Venezia, lungo la strada dei Bagni, dove la settimana scorsa siamo andati a fare una passeggiata per stare un po’ all’aria aperta in questi giorni in cui le nostre abitudini sono stravolte. Il posto è bellissimo ma mi sono accorta che era pieno di plastica, e così ho preso un sacchetto che avevo nello zaino e ho cominciato a riempirlo. Ho cominciato dai pezzi piccoli che sono quelli più pericolosi, anche per gli animali, e in poco tempo ho riempito il sacchetto, aiutata anche dai mie due figli». Dario, per dire, è arrivato con un bottiglione di vetro.
Laureata in chimica industriale a Ca’ Foscari, dipendente della Regione Veneto dove si occupa proprio di ambiente e territorio, Elisabetta è da sempre innamorata della natura.
Un amore che le hanno trasmesso i genitori, e che oggi lei anche attraverso piccoli gesti come questi cerca di infondere ai suoi bambini.
«Ricordo che quando ero piccola mia mamma era tra le prime a promuovere e a impegnarsi per la raccolta differenziata, mentre mio papà partecipa alle giornate collettiva di pulizia del quartiere. Ed è grazie a loro se, quando vedo qualcosa a terra che si può raccogliere, non ce la faccio proprio a lasciarlo lì». Anche i suoi bambini partecipano alla raccolta, e certo bisogna spiegare loro cosa si può raccogliere, e cosa è meglio di no, perché può essere pericoloso. «Per questo ho deciso di portare con me anche dei guanti, anche perché soprattutto in questo periodo è meglio essere prudenti». Elisabetta dice che anche questo è un modo per fare la sua parte.
Dice Elisabetta: «Questo è il mondo che lasciamo ai nostri figli, dobbiamo prendercene cura, perché altri non ce ne sono. Si inizia sempre da un piccolo passo». —
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