Il cesareo ritardato i tre imputati si difendono in aula

Hanno deciso di difendersi direttamente, rispondendo anche alle domande del giudice, del pubblico ministero e degli avvocati della parte civile i ginecologi Maurizio Montavoci ed Anna Calebotta...

Hanno deciso di difendersi direttamente, rispondendo anche alle domande del giudice, del pubblico ministero e degli avvocati della parte civile i ginecologi Maurizio Montavoci ed Anna Calebotta e l’ostetrica Anna Battistel, tutti in servizio all’ospedale Santi Giovanni e Paolo, sotto processo davanti al giudice monocratico Barbara Lancieri. Al termine dei tre interrogatori, a fronte delle consulenze del pm Carlotta Franceschetti, della difesa e della parte civile, il magistrato ha deciso per una perizia e il 29 febbraio porrà i quesiti ai medici milanesi Monica Cucci e Silvano Agosti.

I tre sono accusati di lesioni gravi nei confronti di una neonata perchè hanno enormemente ritardato il taglio cesareo , cercando a tutti i costi di far partorire la madre in modo naturale , compiendo anche manovre piuttosto violente. Anna Calebotta ha spiegato che a seguire la paziente era il collega Montavoci e che lei si era fermata sulla porta della sala travaglio. Ha spiegato di aver visto Montavoci compiere due manovre, ma leggere, quindi ne avrebbe compiuta una lei, l’ultima, senza ottenere risultati. Stando all’anestesista presente, invece, ne sarebbe stata una quarta, quella che avrebbe provocato le lesioni più gravi alla bambina che ancora non era nata. Poi è stata la volta della Battistel, che ha sostanzialmente ripetuto ciò che aveva già detto la Calebotta, ma l’ostetrica ha dovuto giustificare ciò che aveva riferito in un precedente interrogatorio, parlando di manovre piuttosto decise. Infine, Montavoci, il quale ha spiegato che le direttive anche della Regione sono di far nascere spontaneamente più neonati possibile per evitare tagli cesarei, che sono interventi chirurgici con i rischi conseguenti. Anche lui ha parlato di tre sole manovre, sostenendo che sono state compiute in modo leggero. Alla domanda del giudice che gli chiedeva se era a conoscenza delle conseguenze sulla neonata in caso di una manovra più violenta ha risposto di no. (g.c.)

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